Germania, coppia uccisa e bruciata: la pista porta ad Arezzo

GERMANIA – “Ci vuole più coraggio per dimenticare che per ricordare” diceva il famoso filosofo e teologo Sören Kierkegaard. Un concetto molto profondo che non lascia spazio ad equivoci e si riflette perfettamente nella terribile storia che stiamo per raccontare, dove la memoria di chi dovrebbe piangere con dignità il proprio congiunto sembra essere stata cancellata improvvisamente e il coraggio di chi sa e non parla, invece, sembra essersi tramutato in un misterioso silenzio lungo trentaquattro anni.

 

I fatti sono avvenuti il primo maggio del 1983 in Germania, precisamente nel tratto tra Erlangen e Norimberga dell’autostrada A3. Erano le 3.15 del mattino quando alcuni automobilisti che transitavano in direzione sud segnalarono la presenza di un focolaio nell’area del parcheggio in direzione Monaco, lungo le arterie principali che collegano il nord e il sud della Germania. Secondo le segnalazioni pervenute agli inquirenti, l’incendio era divampato da circa quindici minuti: l’area in questione era ben nota agli automobilisti, soprattutto per la presenza di un bagno pubblico. La Polizia Stradale giunge prontamente sul posto e fa una macabra scoperta: quei cumuli che stavano bruciando non appartenevano a  un’autovettura in fiamme parcheggiata e non vi era nemmeno un incendio boschivo in corso: si trattava di due corpi carbonizzati, di una coppia brutalmente assassinata.

 

Era stato compiuto un efferato omicidio. I corpi furono individuati a quattro metri di distanza uno dall’altro, entrambi poco distanti dalla strada. Entrambe le vittime furono colpite da oggetti contundenti, ma gli inquirenti non riuscirono ad individuare il tipo di oggetto utilizzato. Dall’esame autoptico è emersa la ferocia e la brutalità con la quale furono uccisi; la donna presentava un vistoso colpo sulla fronte e un altro sulla parte posteriore del cranio; la violenza fu tale che determinò la rottura della scapola. L’uomo invece è morto sul colpo. Chi li ha uccisi, dopo averli brutalmente colpiti, li ha cosparsi di benzina e ha dato fuoco ai loro corpi esanimi; la donna non è morta sul colpo ma ha tentato in tutti i modi di salvarsi; sono state rinvenute infatti, tracce che confermano che era ancora viva quando le hanno dato fuoco.

 

Nel corso di questi lunghi anni la Polizia ha lanciato numerosi appelli in Germania per cercare di dare un volto e un nome ai due corpi, sperando di far luce su questo misterioso caso ancora avvolto dal mistero e che ha scosso profondamente l’opinione pubblica; ad oggi però, nessuno si è fatto avanti. Qualcuno sa chi sono o riconosce gli oggetti rinvenuti sul luogo del delitto? Entrambi avevano un’età compresa tra i 25 e i 40 anni, l’uomo era alto 1,65 e molto probabilmente portava i baffi o la barba, la donna invece era alta 1.58 e portava i capelli leggermente brizzolati. Dagli accertamenti autoptici eseguito sul cadavere della donna è emerso che aveva subito un intervento per la rimozione dell’appendicite e inoltre aveva partorito almeno una volta: come mai nessuno li ha cercati in tutti questi anni? Gli appelli in Germania non hanno dato esito positivo così, recentemente la polizia tedesca si è rivolta alla trasmissione “Chi l’ha visto?” e il giornalista Ercole Rocchetti ha ripercorso i punti salienti del caso, compresi gli elementi che ricondurrebbero alla pista italiana. Sul luogo del delitto sono stati rinvenuti diversi mozziconi di sigaretta di una nota marca che in quel periodo era venduta soltanto in Italia e Francia. I due soggetti indossavano indumenti che erano reperibili soltanto in Italia e non altrove e le ditte che producevano tali indumenti erano dislocate tra Firenze, Ascoli Piceno e Bassano del Grappa. Anche i gioielli che indossavano erano di marca prettamente italiana; la donna aveva un Rolex con cinturino prodotto da una ditta di Vicenza ma assemblato in Svizzera. Si apprende che purtroppo non è stato possibile ricostruire i passaggi di vendita del prezioso orologio; la donna indossava inoltre una collana di perle e un anello in oro ma che non riportava indicazioni specifiche. Entrambi indossavano una fede con impressa la seguente data: “3-4-1981”: era la data del loro matrimonio? Qualcuno la ricorda? La Polizia tedesca, in merito alla data impressa sulle fedi, riferisce che i trattini che separano i numeri venivano usati prettamente in Italia, invece in Germania si usavano i puntini. Dalle indagini è emerso che la fede della donna riporta il marchio di fabbrica di una ditta di Arezzo, quella dell’uomo invece riporta il marchio di una ditta di Bassano del Grappa.

 

Entrambi indossavano una collana, realizzata da una ditta orafa di Arezzo, che aveva un ciondolo a forma di un  gufo/civetta. Un simbolo che li accomunava, che li legava profondamente e che li ha condotti purtroppo ad una morte terribile: ma cosa rappresenta realmente quel simbolo? Cosa li legala a tal punto da indossare quella collana fino alla morte? Il gufo e la civetta hanno significati differenti e nella simbologia rappresentano due facce della stessa medaglia, uno positivo e l’altro negativo: sono due simboli magici molto forti nell’esoterismo. Troviamo la civetta a partire dall’antica Roma fino ad arrivare all’antica Grecia dove la civetta è rappresentata insieme a Minerva. La troviamo anche nei geroglifici egizi e simboleggia la notte, l’introspezione ma anche la morte non intesa in senso negativo ma vista come una rinascita. Innumerevoli i significati attribuibili alla civetta quindi, perlopiù positivi, poiché rappresenta la saggezza, la consapevolezza di sé, la luce, la sapienza e la chiave per la risoluzione ai problemi. Ma se la civetta rappresenta la positività, l’introspezione e la saggezza, il gufo invece rappresenta l’altra faccia della medaglia: nell’iconografia generale, infatti, assume un significato negativo legato alla morte, al malaugurio e rappresenta l’oscurità e il buio, al contrario della civetta appunto.

 

Anche nella Massoneria troviamo entrambi i simboli; la civetta rappresenta la saggezza per via della sua capacità di vedere nel buio. Nella Massoneria i gufi rappresentano invece i guardiani o i vigilanti; nel libro “Mysteries and Secrets of the Masons: The Story Behind the Masonic Order”, di Lionel e Patricia Fanthorpe (2006) si legge “Un altro aspetto del simbolismo del gufo in massoneria è legato alle strane teorie sulle antiche radici della massoneria, l’idea che segreti esseri volanti giunti da mondi lontani avrebbero fondato la massoneria dopo un’evocazione avvenuta in un’epoca remota”. La simbologia massonica sopracitata in riferimento ai ciondoli da loro indossati e la città di Arezzo presente su più fronti, fanno tornare in mente un altro spaccato dell’Italia di quel tempo: la loggia P2. Saranno semplici suggestioni e coincidenze? Probabilmente si, ma ci sembra doveroso riportarle. Il 17 marzo del 1981 fu fatta la famosa perquisizione presso la villa di Licio Gelli, Villa Wanda, e presso la sua fabbrica –“Giole”- ove fu rinvenuto tra le tante carte della società la famosa lista dei mille iscritti alla P2. C’è per caso un collegamento tra il significato della simbologia sopracitata e i ciondoli indossati dalle vittime?

 

La Toscana sembra essere un elemento rilevante in questa oscura vicenda, grazie soprattutto ad elementi apparentemente di contorno ma che in realtà risultano fondamentali per la risoluzione del caso: gli indumenti indossati dalle due vittime, reperibili soltanto in Italia e non altrove poichè le ditte di produzione erano dislocate tra Firenze, Ascoli Piceno e Bassano del Grappa; la fede indossata dalla donna riportava il marchio di fabbrica di una ditta di Arezzo e la collana con il ciondolo a forma di gufo/civetta, realizzata da una ditta orafa di Arezzo. Una Toscana che di giorno si illuminava di luce riflessa, che si  forgiava di splendore e bellezza attraverso i gioielli che questa donna e quest’uomo sicuramente amavano indossare e sfoggiare lungo le vie del centro storico; di notte, però, la città mutava le sue forme e i suoi colori, diventando ombrosa e sinistra. Quando l’innocenza dell’amore e della passione travolgeva le giovani coppie desiderose di intimità, l’unico riparo possibile era il silenzio dei boschi, un’ombra nera però irrompeva prepotentemente e sparava con crudeltà: stiamo parlando dei delitti del Mostro di Firenze. Ma cosa c’entra con tutto ciò e che collegamenti possono esserci con il misterioso delitto avvenuto in Germania?

 

La notte del 9 settembre del 1983 a Firenze-esattamente quattro mesi dopo il delitto avvenuto in Germania- in un prato adiacente Via di Giogoli al Galluzzo, furono brutalmente assassinati due studenti tedeschi di 24 anni in vacanza: Uwe Jens Rusch e Wilhelm Friedrich Horst Meyer. I loro corpi furono rinvenuti la sera del 10 all’interno del furgone Volkswagen. Gli inquirenti repertarono quattro bossoli calibro 22 marca Winchester serie H, 2 all’interno del furgone, gli altri furono rinvenuti sul prato e intorno al furgone. Tutto fu lasciato intatto all’interno del furgone: non furono trafugati soldi né altro. E’ possibile che vi sia un collegamento tra i due casi o si tratta di semplice suggestione e coincidenze? Elementi come la Toscana, l’efferatezza del delitto compiuto in una città straniera in entrambi i casi ai danni di stranieri –Germania in un caso e Firenze nell’altro- e la breve distanza tra un delitto e l’altro, sono semplici coincidenze? Il duplice omicidio dei tedeschi per mano del Mostro di Firenze non fu l’unico fatto eclatante che sconvolse l’Italia dell’epoca: il 7 maggio del 1983, infatti, a Roma scompare una ragazza giovane e di bell’aspetto che si chiamava Mirella Gregori; quaranta giorni dopo, ovvero il 22 giugno 1983, scompare invece Emanuela Orlandi. I casi sopracitati e presi in esame sono puramente indicativi e servono per delineare un quadro storico dell’Italia di quegli anni; in taluni episodi vi sono certamente interessanti spunti che meriterebbero  un approfondimento ulteriore poiché vi sono delle coincidenze di luoghi, simboli e date che si incastrano con il terribile destino di questa coppia uccisa brutalmente in Germania; in altri casi presi in esame, invece, vi è l’intento di voler evidenziare quanto fosse alta la tensione in Italia in quegli anni. Si tratta soltanto di coincidenze o si tratta invece di semplici suggestioni? E se ci fosse un fondo di verità in quanto scritto fino ad ora?

 

La Dottoressa Mary Petrillo, Psicologa, criminologa, Coordinatrice del Crime Analysts Team, Docente Master Univ. Niccolò Cusano ci ha dato il suo punto di vista in merito al caso: “Attualmente abbiamo a disposizione alcuni elementi, interessanti, emersi dalla trasmissione Chi l’ha visto del 25/10/2017, ma poiché, come affermo sempre a lezione coi miei studenti di criminologia, almeno all’inizio di una indagine nessuna ipotesi può essere trascurata, si può affermare che i materiali ritrovati sui corpi carbonizzati dei due poveri sventurati possono far pensare anche ad un eventuale collegamento con ambienti esoterici. Questo coinvolgimento del mondo esoterico/occulto potrebbe essere avvalorato dal fatto che sui corpi sono stati ritrovati i “talismani” ( non amuleti, perché questi ultimi per chi pratica magia si ritrovano in natura, mentre il talismano è un manufatto), uguali tra l’altro  su entrambe le vittime, quindi , per loro questi ciondoli dovevano avere un significato ben preciso. Sono state ritrovate poi due fedine con incisa una data: 3-4-1981 che potrebbe indicare la data del matrimonio tra i due soggetti, o potrebbe indicare un certo strappo alle tradizioni, come negli anni ’80 stava già avvenendo e nel caso specifico di questa coppia ad esempio, leggendo la data impressa nelle fedi: un venerdì, giorno notoriamente infausto, nel nostro Paese, per chi è superstizioso, per contrarre matrimonio; ma potrebbe essere anche una data che segni un evento importante per entrambe le vittime: una nascita, un avvenimento. Consideriamo, poi, che il gufo(civetta) è simbolo del noto club massonico Boemo, quindi per qualche soggetto appartenente, questo simbolo potrebbe essere considerato tanto importante, da farne un ciondolo! Aggiungiamo, poi, i rimandi alla città di Arezzo, quindi alla Toscana, ossia una regione importante per chi pratica l’esoterismo, teniamo anche  presente, all’epoca, le vicende del cosiddetto mostro di Firenze, che campeggiavano su tutti i giornali; quindi ci sono apparenti indizi che possono far ipotizzare una certa influenza di ambienti settari o pseudosettari, in questa storia. Tuttavia la superstizione ed il pregiudizio, le antiche usanze, anche se in quegli anni erano ancora molto presenti, in particolare, nelle culture di estrazione contadina, erano ( e sono) anche presenti in alcune organizzazioni criminali come ‘ndrangheta, mafia, sacra corona unita, che usano, come simboli, per i loro rituali di affiliazione, immagini suggestive o di tipo religioso o che comunque appartengono, notoriamente, al mondo esoterico. In alcune culture, ad esempio nel sud Italia,  il malocchio viene spesso “scacciato” facendo uso anche di monili che dovrebbero avere il potere di allontanare il malaugurio e torna il riferimento a quanto ritrovato sul luogo in cui sono stati rinvenuti i corpi dell’uomo e della donna carbonizzati, ossia i due ciondoli che raffigurano un gufo o una civetta e  la distinzione sarebbe importante da capire perché in molte culture come in quella germanica la civetta ha un significato positivo, simboleggia l’amore e la protezione, nella cultura greco-romana essa era considerata simbolo di chiaroveggenza, saggezza, mentre il gufo è simbolo del male, della oscurità e della morte ed in alcuni popoli viene associato addirittura a Satana. Quindi il ritrovamento di questi due corpi, carbonizzati, nel lontano 1983, evoca, senz’altro,  notevoli suggestioni che speriamo possano presto trovare spiegazioni circa l’accaduto e che soprattutto possano dare nome e cognome a queste vittime che chissà forse scappavano da qualcuno o qualcosa? Forse per gravi motivi i due avevano dato in adozione il figlio (perché dall’autopsia della donna pare sicuro avesse, almeno una volta, partorito) e per questo nessuno li cerca? Perché forse c’è qualcuno che non sa di non essere figlio biologico di qualcun altro! Forse la coppia sfuggiva ad un agguato? Erano, forse, coinvolti in qualcosa di grosso? Certo non fu una rapina, visto che sono stati ritrovati oggetti d’oro che appartenevano alle vittime e questo esclude pure che l’assassino o gli assassini non erano sconosciuti ai due. Speriamo presto di poter rispondere alle molte domande che sorgono spontanee su quanto possa essere accaduto a queste due persone, al momento ogni ipotesi, anche la più “stravagante” come appunto quella esoterica o anche l’ipotesi dell’eventuale coinvolgimento di organizzazioni criminali strutturate, possono essere considerate e chissà potrebbero portare le indagini in una direzione ben precisa”

Angelo Barraco




MOSTRO DI FIRENZE: SI RIAPRE IL CASO. DUBBI SULLA PISTA DEGLI INQUIRENTI

di Angelo Barraco
 
Firenze – La storia del Mostro di Firenze è un terreno difficile da percorrere poiché spesso vi sono anni di silenzio che sembrano interminabili e poi all’improvviso saltano fuori novità. Noi de L’Osservatore D’Italia abbiamo deciso tempo fa di prendere in mano il caso e studiarlo, analizzarlo e abbiamo pubblicato un documento inedito che riguarda il delitto avvenuto a Scopeti nell’85, in cui hanno perso la vita Jean-Michel Kraveichvili e Nadine Mauriot.
 
Le novità che abbiamo pubblicato a riguardo cambiano i connotati storici della vicenda e dei suoi protagonisti poiché forniscono dettagli certamente non trascurabili che dimostrano oggettivamente che il delitto sarebbe avvenuto nella notte tra il 6 e il 7 settembre del 1985 e non dell’8. Questi documenti li ha voluti condividere con noi il celebre documentarista Paolo Cochi, che si è avvalso di interviste fatto al Dr. Antonio Osculati, che è uno specialista in medicina legale dell’Università di Varese; il Prof. Giovanni Marello –istituto di medicina legale di Firenze, la Dr.ssa. Simonetta Lambiase – entomologa forense – biologa dell’Università di Pavia, il Dr. Sandro Federico – Capo della SAM, Squadra mobile di Firenze dal 1984 al 1989. Ma su questi punti torneremo a breve, analizziamo ora le novità emerse in questi giorni. 
 
Le novità. L’inchiesta del mostro di Firenze ricomincia, ricominciano le indagini, ricomincia tutto. Le indagini si concentrano su Rolf Reinecke, un tedesco morto nel 1996. L’uomo era già entrato nell’inchiesta sui delitti del Mostro di Firenze, ovvero quando avvenne il 9 settembre del 1983, a Giogoli, l’omicidio dei due tedeschi, Jens-Uwe Rüsch e Horst Wilhelm Meyer. Un delitto atipico rispetto agli altri poiché non avvenne l’asportazione del pube e anche perché si trattava di due uomini. Secondo quando si apprende, nei mesi scorsi è giunta in Procura una segnalazione anonima che si riferiva ai delitti compiuti tra il 68 e l’85. La Procura ha accertato la verifica ai Carabinieri dei Ros ed è coordinata dal pm Paolo Canessa, attuale procuratore di Pistoia e delegato ad indagare ancora sui delitti del mostro di Firenze. Rolf Reinecke era un imprenditore tedesco morto nel 1996 all’età di 59 anni e che viveva e lavorava a Vaiano. La macchina investigativa si è mossa e sono stati ascoltati amici ed ex dipendenti dell’uomo a Briglia. Le indagini dell’epoca hanno fatto emergere che l’uomo abitava a Giogoli, presso il comune di Scandicci, nelle vicinanze al luogo in cui furono uccisi i due tedeschi. E’ emerso che l’uomo possedeva una pistola calibro 22. Alla Briglia ha vissuto Salvatore Vinci dal 1963 al 1970. Salvatore Vinci è entrato nell’inchiesta del mostro di Firenze ed è stato sospettato di essere l’autore dei delitti. Quindi ritorna la pista Sarda.
 
La domanda sorge spontanea. perché indagare su questa nuova pista, quando vi sono elementi oggettivi che potrebbero condurre le indagini da tutt’altra parte? Gli inquirenti hanno in mano elementi oggettivi per poter investigare su quest’uomo? Eppure vi sono elementi oggettivi anche per poter investigare e ripartire dall’omicidio dell’85, elementi che smontano totalmente la verità processuale e aprono spiragli investigativi nuovi. Perché non partire da lì? 
 
L’Osservatore D’Italia vi propone un’esclusiva analisi sul Mostro di Firenze redatto dalla Dott.essa Rossana Putignano, Psicologa- Psicoterapeuta Psicoanalitica, la quale, sposando la tesi del killer solitario e del trauma evolutivo, traccia indirettamente un profilo del Mostro. 
 
Nel 1989 lo stato italiano chiedeva una collaborazione all’FBI Academy di Quantico in Virginia, la quale stilava una analisi sulla base del materiale, fornito in merito ai duplici omicidi attribuiti al c.d. “Mostro di Firenze”.  Scrive: “ il vostro aggressore deve essere quasi sicuramente un uomo bianco di origine italiana nativo dell’area. Deve aver avuto circa 25-30 anni quando iniziò questa serie di aggressioni nel 1968. Questo dovrebbe far pensare che sia intorno ai 45- 50 anni  (ndr. oggi dovrebbe avere all’incirca 71 – 76 aa.).Sarebbe da notare che il vostro aggressore debba avere una lunga storia criminale con periodi trascorsi in istituti o in carceri,m ma potrebbe essere molto più vecchio dell’età su indicata. Ha molta confidenza con scene del crim9ine e con l’area di Firenze in generale. Si sente a suo agio li e deve aver dei legami abbastanza stretti con quell’area. Ciò è evidenziato dalla lunghezza delle sue assenze, ma con successivo ritorni in quell’area in due occasioni,. Sembra essere nativo dell’area e potrebbe avere membri della sua famiglia che risiedono ivi” .Questo profilo tiene in considerazione anche l’omicidio del 1968 in cui persero la vita Barbara Locci e Antonio Lo Bianco, il suo amante. Precisiamo che anche se il delitto del ’68 fu attribuito al Mostro, a livello processuale, dobbiamo considerare i delitti del mostro dal 1974 in poi, poiché per il delitto del ’68 fu processato e condannato Stefano Mele, marito della Locci.

 Quella sera, fu risparmiato solo Natalino, figlio della Locci, addormentatosi  sul sedile posteriore dell’auto. del 1968. Escludendo Natalino, incompatibile per età, se proviamo a immaginare l’omicidio del ’68 come la  “scena madre” a cui avrebbe assistito un soggetto in età evolutiva, orientativamente tra i 5 e i 10 anni, ovvero se immaginiamo che quell’omicidio avesse dato l’imprinting  a un soggetto che nel 1974 ha uccidere a seguito di un forte stress psicologico, oggi il mostro potrebbe avere all’incirca 54-57 anni. Per quanto concerne la fine dei delitti e eventuale cambio di MO, devo però lanciare la palla ai criminologi e agli esperti nel settore. 
La  “tesi del trauma”  sembra andare di pari passo con quella del killer solitario, il “ LUSTMURDER”,inteso come 
“soggetto che agiva scegliendo i luoghi e le situazioni ma non le vittime, che gli erano in genere sconosciute, sotto la spinta di un impulso sessuale abnorme nel quale confluivano cariche aggressive profonde, sessualizzate (sadismo sessuale) ed un desiderio sessuale  (ad orientamento quasi sempre eterosessuale) che in genere non trovava altre vie di appagamento se non quelle dell’azione sadica e delle fantasie sadiche masturbatorie, nell’ambito delle quali spesso si esauriva la sessualità exstradelittuosa”

Per contro, la tesi del killer solitario contraddice quella dei “compagni di merende” (ndr. Vanni,Pacciani e Lotti)  visti come esecutori materiali dei delitti ordinati dal “secondo livello”; seguendo l’ipotesi del “trauma evolutivo”, il nostro lustmurder potrebbe essere un soggetto che ha assistito, in età infantile, al delitto del 1968 oppure ha vissuto in un ambiente promiscuo sessualmente e violento allo stesso tempo. A mio avviso, il trauma potrebbe essere stato gestito attraverso una coazione a  ripetere della scena – attraverso il rituale maniacale – però, con l’inversione dei ruoli: il killer può, così, sperimentare il trauma, questa volta,  non più passivamente come vittima indifesa, bensì attivamente come carnefice. Non dimentichiamoci il ruolo occupato dalla fantasia: 
“ nella maggior parte degli assassini seriali, e in particolare in quelli sadici, le fantasie sono strettamente collegate al sesso e alla violenza, e hanno una fortissima valenza sessuale e rappresentano il motore scatenante dell’omicidio” (Mastronardi, 2005) .  
 
A un certo punto le fantasie irrompono e l’assassino necessita di ottenere la sua vendetta anche nel mondo esterno. Dopo l’omicidio, subentra una fase in cui ilo sk si sente appagato e questo periodo è di durata variabile e può coincidere, nella fattispecie del Mostro, alle “pause” tra un duplice omicidio e l’altro. A mio avviso, è errato ipotizzare che il Mostro abbia avuto una relazione sentimentale in queste pause, anche perché a livello psicopatologico sarebbe impossibile, inoltre era un iposessuale, con difficoltà nella consumazione di veri e propri rapporti sessuali. 
Secondo Mastronardi (2005) la possibilità che si possa reiterare il comportamento violento dipende dal grado di incidenza di alcuni fattori come:
 
-esperienze durante il primo omicidio (attrazione, repulsione, angoscia, soddisfazione) attraverso meccanismi di apprendimento S-R (stimolo- risposta)
-capacità o meno di un singolo omicidio di soddisfare il senso di inadeguatezza /frustrazione o il bisogno di controllo del soggetto
-rielaborazione di emozioni vissute durante l’omicidio dopo un certo periodo (a freddo)
-stimolazione proveniente dall’amplificazione da parte dei media della figura dell’assassino
-ulteriori stimolazioni frustranti provenienti dall’ambiente sociale dell’assassino
Il  modello del trauma che più si avvicina alla mia idea, è il “Modello di origine traumatica del comportamento omicidiario seriale di Hickey (1991) secondo il quale i crimini seriali sarebbero influenzati da una serie di fattori predisponenti e facilitanti che aiutano il “passaggio all’atto”:
 
Famiglia maltrattante
predisposizione genetica
Psicopatologia
Eventi traumatici (violenza di vario genere, situazione familiare instabile ecc.)
Socializzazione frustrante
Sessualizzazione anomala (precoce, violenta ecc..)
 
Secondo questo modello, il principale meccanismo scatenante del comportamento distruttivo è l’incapacità del killer seriale di gestire lo stress prodotto dagli eventi traumatici e l’impossibilità di ricanalizzare l’energia psichica in ambiti positivi. Inoltre, come da profilo FBI, si tratta di “una persona inadeguata e immatura sessualmente e che deve aver avuto pochi contatti sessuali con donne della stessa età”  e che “non deve aver avuto molto contatto con il pubblico a causa dei suoi sentimenti di inadeguatezza”. E’ chiaro che solo una persona che ha avuto un percorso di un certo tipo, un evento traumatico di una certa natura, che ha vissuto un contesto sociale disagiato in assenza di fattori protettivi e che ha sviluppato una sessualità anomala, può dare origine a un quadro psicopatologico cosi particolare come quello del Mostro. Concludendo, è inverosimile, se no n impossibile, che due persone traumatizzate, con la stessa psicopatologia e la stessa fantasia sadica e che abitano nello stesso luogo, possano uccidere solo coppiette, in auto e in procinto di avere un rapporto sessuale.
 

Ecco i documenti inediti che L’Osservatore D’Italia  ha pubblicato sul delitto dell’85 e che smontano totalmente la verità processuale.
 
– Dichiarazioni del dottor Sandro Federico – Capo della SAM Squadra mobile di Firenze dal 1984 al 1989. “Io vidi i poveri corpi dei ragazzi e devo dire che non mi sembravano morti la sera precedente. Anche tra i miei colleghi era presente questa convinzione. Nelle indagini che facemmo, non venne assolutamente trascurato il sabato. L'omicidio venne scoperto il lunedì , io non faccio il medico , ma di cadaveri ne ho visti tantissimi in tanti anni. Pur rimettendomi al parere degli esperti in materia, se vuole sapere la mia opinione, l'omicidio di Scopeti avvenne di sabato”.
 
– La tesi di Antonio Osculati – specialista in medicina legale presso l’Università di Varese “Possiamo ipotizzare, alla luce di tutti i dati a nostra disposizione, un intervallo tra decesso dei due giovani e primo sopralluogo (ricordiamo, avvenuto alle 17 del 9 settembre 1985) stimabile in circa due giorni e mezzo. In particolare, a nostro avviso l’omicidio è avvenuto nella notte fra il 6 e il 7 settembre 1985. Possiamo escludere pressoché con certezza che il decesso sia avvenuto la sera precedente il primo sopralluogo (ossia domenica 8 settembre 1985). Possiamo affermarlo sulla base dei fenomeni trasformativi presenti al momento del primo sopralluogo (ore 17 di lunedì 9 settembre 1985): enfisema, reticolo venoso putrefattivo ed epidermolisi, per quanto il clima fosse caldo, suggeriscono che non possono essere trascorse meno di ventiquattro ore. Inoltre, sebbene il rigor fosse presente al momento del sopralluogo, la sua risoluzione completa il giorno seguente (martedì 10 settembre 1985) suggerisce che il decesso sia avvenuto nel terzo giorno precedente l’autopsia. Al tavolo anatomico, il giorno dopo il ritrovamento, dove è disponibile iconografia relativa anche al cadavere dell’uomo, possiamo apprezzare come i fenomeni trasformativi non abbiano grosse differenze tra l’uomo e la donna. Da ciò si può desumere che la permanenza all’interno della tenda non abbia modificato in maniera sensibile l’andamento dei fenomeni post mortali. La presenza dei fenomeni trasformativi più avanzati (enfisema, epidermolisi, reticolo venoso) e la presenza del rigor al momento del primo sopralluogo consente di formulare l’ipotesi di un intervallo tra decesso dei due e primo sopralluogo (ricordiamo, avvenuto alle 17 del 9 settembre 1985) stimabile in circa due giorni e mezzo. In particolare, a nostro avviso l’omicidio è avvenuto nella notte fra il 6 e il 7 settembre 1985.”
 
– Prof. Giovanni Marello – istituto medicina legale di Firenze:“ Mi occupai dei delitti del cosiddetto mostro fin dal 1974 e nell'85 ero in sala autoptica solo in maniera molto laterale , tuttavia posso confermare che quel caso fece molto discutere per quanto riguarda la cronologia della morte. Ci fu una grande discussione, non soltanto tra i periti , ma anche fra di noi della medicina legale. L'aver attribuito la morte alla domenica fu una spinta del Prof. Maurri che era il più esperto tra di noi ed ha avuto l'ultima parola in proposito, ma in realtà le persone che hanno partecipato all'autopsia non erano del tutto sicure, perché c'erano alcuni elementi che la facevano anticipare. Le foto che ho potuto riesaminare dei cadaveri sono abbastanza significative per anticipare la data dell'evento alla sera del sabato, perche ci sono fenomeni putrefattivi molto avanzati e c'e' uno sviluppo di larve notevole, anche sul cadavere dell'uomo che a differenza della ragazza si trovava all'esterno della tenda, nel bosco e quindi non esposto all'eccessivo calore che fu attribuito alla tende stessa. Sull'entomologia cadaverica non avevamo una preparazione sufficiente , adesso la situazione è molto cambiata in questi ultimi anni.”

– Cochi ha inteso rivolgere una domanda a Marello: Quanto può essere valido , effettuare una valutazione sulla base di fotografie e delle relazioni ?
“Consideriamo due fattori. Le relazioni medico legali hanno la caratteristica di essere descrittive di quello che si sta esaminando, quindi l'operatore descrive la situazione che sta constatando e non fa diagnosi, che viene riportata solo alla fine della relazione ,per cui già la descrizione può essere utilizzabile al fine di una rivalutazione…. in più le foto che rievocano visivamente di quello che si é descritto servono in maniera preponderante a dare un quadro molto obbiettivo della situazione”.
 
– dr. Simonetta Lambiase entomologa forense – biologa dell 'Universita di Pavia: “Ipotizzando di trovarci di fronte a delle specie di mosca comuni presenti in quell'area geografica , con quelle condizioni metereologiche e considerando che la temperatura media di quei giorni era di 23 gradi, secondo i dati meteo, ritengo , esaminando le foto dei soggetti e leggendo la relazione dei CTU, bisogna necessariamente retrodatare l'evento delittuoso. Ci sono tuttavia dei limiti nella valutazione che riguardano il mancato rilevamento della specie di larva e la situazione microclimatica all' interno della tenda, ma comunque il tempo attribuito dai CTU è troppo stretto, in ogni caso”.
 
L'analisi: Ricordiamo che nel delitto dell’85 a Scopeti, l’assassino, oltre a nascondere i corpi per ritardare la scoperta, e invia un lembo del seno sinistro alla Dott.ssa Silvia Della Monica. Quella famosa lettera venne spedita da San Piero a Sieve, un paesino del Mugello dove il Magistrato Della Monica aveva, proprio in quell’anno, la sua residenza estiva. Perché non iniziare da qui le indagini, anche alla luce degli elementi che spostano la data della morte? Analizzando bene le circostanze, l’assassino spedì in procura una lettera dal paesino in cui risiedeva la Dott.ssa, ciò porta a pensare che fosse vicino alle indagini. E se il mostro fosse una persona all’interno dell’ambiente investigativo, per esempio un membro delle forze dell’ordine? Infondo gli elementi che confuterebbero tale tesi ci sono; il primo è la segnalazione anonima che arrivò in Procura in merito al delitto del 1968, lettera anonima che invitava gli inquirenti a rivedere il fascicolo del 1968 e casualmente in quel fascicolo vi erano ancora i bossoli serie H repertati in quel delitto ancora conservati . Soltanto chi era dentro le indagini e chi aveva consultato quei fascicoli poteva sapere l’esistenza del fascicolo stesso e dell’esistenza dei bossoli che erano l’unico elemento di collegamento con tutti gli altri duplici omicidi, poiché nel 68 vi era stato un condannato, ovvero Stefano Mele. L’uomo disse, durante la sua prima deposizione, che la pistola la gettò; e se la pistola non fu repertata ma invece sottratta da un poliziotto? Ricordiamo che il modus operandi cambiò nei successivi omicidi. Nei giorni successivi all’arresto di Mele, furono fatte delle perquisizioni; e se proprio durante quelle perquisizioni avvenne la sottrazione dei bossoli? Vi sono elementi sufficienti per indagare anche su questa pista.