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Editoriali

Ombre sulla morte di Marchionne? Un uomo scomodo per molti

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Fin dall’inizio le scarse notizie sul ricovero di Marchionne hanno destato qualche perplessità nel grande pubblico. Abbiamo lasciato un manager eccezionale in piena efficienza, e di colpo lo abbiamo ritrovato ricoverato e in fin di vita, come fin dall’inizio era chiaro che fosse. Gli scarsi bollettini medici parlavano di ‘rianimazione’, poi di ‘coma irreversibile’. Poi di morte. Ma qual è la verità? La convocazione d’urgenza dello stato maggiore FCA per designare il suo successore ha confermato le previsioni più pessimistiche.

Ma chi era Sergio Marchionne, ignoto fino ad un certo momento al grosso pubblico, e apparso come l’arcangelo Michele per uccidere il drago della concorrenza straniera? ‘Serghio’, come lo chiamano gli americani, è arrivato in Fiat togliendo l’osso di bocca a chi l’avrebbe acquisita per un pezzo di pane, – come è successo per tante nostre eccellenze italiane – sconvolgendo i piani di chi già la bocca se l’era fatta. Certo, nessuna ristrutturazione è indolore, ma almeno quella di Marchionne ha inteso lasciare in Italia il cuore dell’azienda, portando da noi la produzione di modelli americani, e in USA modelli italiani. Aumentando la qualità della produzione, Marchionne ha risollevato negli States la reputazione della FIAT : un acronimo che si traduceva con “Fit It Again Tony”, provaci ancora, Tony, dove quel ‘Tony’ italianeggiante mostrava tutto il disprezzo per un’auto di bassa qualità che aveva sempre bisogno del meccanico. Oltretutto portando in America modelli che avevano un consumo molto basso, fino ad allora sconosciuto.

Le cronache ci raccontano di un Marchionne alla mano con tutti, specialmente con gli operai, dei quali aveva voluto migliorare la situazione lavorativa: “Come pretendete che possano produrre cose di qualità in queste condizioni?” Personalmente ci eravamo affezionati alla presenza di uomo eccezionale come lui; uno che sapeva dove metter le mani e faceva magie, come il mago Silvan. Un vincente. E in più, come dice una canzone, un italiano vero, uno che non aveva rinnegato le sue origini e la sua patria. Alla fine della fiera, la sua azione ha avuto la sua ragion d’essere, guardando i risultati. Quello che il grosso pubblico ha compreso, e che si capiva dalla sua figura in televisione, è che l’uomo non era uno che parlasse a vanvera, e che si facesse pubblicità. La sua abitudine di indossare un maglioncino blu, anche se rigorosamente di cachemire, denotava una personalità concreta e scevra da sovrastrutture. La sua morte ha gettato nel panico le industrie FCA e quelle correlate. Il destino della FCA, come delle altre, appare compromesso. Una perdita del 15% in borsa può causare grandi perdite, ma anche grandi guadagni per chi scommette sul rimbalzo; ma certamente mette l’azienda in condizioni d’essere acquisita con un grande risparmio.

La domanda è: quali prospettive ha oggi il gruppo FCA senza Marchionne?

E a chi ha potuto far comodo, diciamo così, la morte di Marchionne, l’unico capace di aver portato l’asticella al settimo posto nel mondo, partendo da due situazioni fallimentari? E chi oggi avrebbe timore della sua presenza sul mercato, quando all’orizzonte s’affaccia un cambiamento epocale, come l’auto elettrica? Sappiamo che ‘Serghio’ aveva già avuto dei contatti con i cinesi, i primi e più avanzati produttori al mondo di batterie al litio, padroni di una tecnologia avanzatissima e capaci di una produzione a grandi numeri, proprio quelli che interessavano a Marchionne. L’intesa che possiamo ipotizzare, è quella che avrebbe visto da una parte la FCA, con un enorme mercato come quello degli States, ma non solo. Dall’altra un Marchionne con un know how insuperabile nella costruzione di auto, ed una mentalità già collaudata per le grandi imprese. Ce n’è d’avanzo per far schizzare la FCA al primo posto nel mondo. Per produrre auto che, diceva Marchionne, erano destinate alla middle class. E a chi le avrebbe vendute, ebbe un giorno a dire, se la middle class non esisteva più? Chi ha voluto la distruzione della classe media, se non qualcuno che controlla grossi capitali mondiali, al servizio del potere globale, del ‘Nuovo Ordine Mondiale’? Quello che, fatti salvi i ricchi sempre più ricchi e sempre meno numerosi , tende a globalizzare tutto, anche le classi sociali?

Imposimato un giorno in una sua intervista ebbe a dire che la responsabilità di molte stragi insolute in Italia era della Bilderberg. Siamo complottisti? Forse. La cosa certa è che sotto il primo livello di qualsiasi governo ne esistono almeno altri due, da utilizzare secondo la bisogna e la gravità della situazione. Aldo Moro, come racconta il bel libro di Gianni Fasanella ‘Puzzle Moro’, fu eliminato perché pericoloso per l’egemonia di qualche stato europeo. Enrico Mattei voleva risollevare l’Italia ad un livello che, seguendo sempre il libro di Fasanella, era stato proibito dall’incontro postbellico di Yalta. Sergio Marchionne, che potremmo definire il nuovo Enrico Mattei, era scomodo per una buona parte dell’industria automobilistica mondiale, fin da quando rifiutò alla Volkswagen la vendita dell’Alfa Romeo, che allora, grazie ad una amministrazione più che altro politica, navigava in pessime acque.

Le notizie del ricovero di Marchionne sono state fin dall’inizio viziate da un difetto di comunicazione. Mai abbiamo avuto notizie più frammentarie e incomprensibili per i malori di qualsivoglia uomo pubblico. Il diciotto di giugno Sergio Marchionne ha partecipato ad una bella cerimonia, durante la quale è stata consegnata ai carabinieri una Jeep, e abbiamo potuto sentire dagli accenti commossi del suo breve discorso quanto lui tenesse alle sue origini, a suo padre maresciallo dell’Arma e alla sua educazione ricevuta rispettando certi valori. Che poi lui aveva trasposto nella sua vita e nella sua professione. Venti giorni dopo i TG battono la notizia della convocazione urgente dello stato maggiore della FCA per la sua sostituzione. Seguono notizie strane, non precise, ma sempre senza speranza. Veniamo poi a sapere della sua operazione alla spalla destra, durante la quale ‘qualcosa è andato storto’. Sembra assurdo che qualcosa possa andare storto in una clinica svizzera, certamente un’eccellenza per quel paese, soprattutto per un’operazione che non coinvolge parti del corpo sedi di organi vitali. Non siamo in un ospedale che possa far pensare ad un caso di malasanità. Le sue condizioni, che non venivano descritte, facevano pensare, data la subitaneità del crollo, ad una emorragia cerebrale. Ma no, ci viene detto prima di una crisi cardiaca, seguita da un’altra. Poi di un’operazione, notizie frammentarie e confuse. Poi di un tumore del quale Marchionne avrebbe conosciuto l’esistenza. Poi si parla di troppe sigarette. Non siamo indovini, ma quando ci sono troppe verità, magari nessuna di esse è quella giusta. Ormai ‘Serghio’ non c’è più. Se n’è andato lasciando dietro di sé una scia di domande che non avranno mai risposta, se non quelle ufficiali che non servono a nulla. Il sospetto, in tempi come questi, che fosse troppo scomodo e pericoloso per qualcuno – come in effetti era, sul piano industriale – rimane. Siamo complottisti? Forse, anzi sicuramente. Ma, come disse una volta un apprezzato uomo politico italiano, a volte anche noi c’azzecchiamo.

Roberto Ragone

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1 Comment

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  1. Uno

    3 Marzo 2021 at 12:42

    Oggi, dopo aver visto che “qualcuno” firma l’introduzione al libro del Grest Reset mondialista, questo dubbi divengono macigni.

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Ambiente

Agenda 2030, sostenibilità ambientale: ecco come impegnarci

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La sostenibilità ambientale è uno dei goals previsti nell’Agenda 2030. Tale documento evidenzia obiettivi molto importanti tra cui, porre fine alla fame nel mondo, dire stop alla violenza sulle donne etc …

Nelle scuole italiane e non solo sono stati avviati progetti per arrivare ai traguardi preposti.
Negli ultimi anni, l’obiettivo della sostenibilità ambientale ha visto una maggiore consapevolezza individuale e collettiva.

All’interno di molte scuole, sono state programmate diverse attività tra cui, insegnare la raccolta differenziata, organizzare gite guidate presso inceneritori e impartire lezioni o laboratori di educazione civica e ambientale da parte dei docenti.

Ogni proposta ha rappresentato la possibilità di rendere i ragazzi e gli adulti maggiormente consapevoli di alcune problematiche legate al nostro pianeta: dalla deforestazione, alle banche di plastica che osteggiano la pulizia dei nostri mari, al riscaldamento globale fino ad arrivare alla totale trasformazione del territorio mondiale.

Molte di queste problematicità, causate principalmente dall’agire umano, vengono studiate non solo dalla scienza, ma anche dalla geografia. Siamo in un mondo globale in cui la questione ambientale e le sue possibili modifiche future preoccupano gli studiosi.
Per tale motivo il concetto di sostenibilità dell’ambiente è un argomento che sta molto a cuore agli esperti e non solo.

Tuttavia, sono nate diverse occasioni per evitare una totale inaccuratezza da parte dell’uomo. Pertanto, per sviluppare una maggiore sensibilità di fronte alla cura costante e attiva del nostro ambiente sono state previste diverse iniziative, partendo proprio dal comportamento dei cittadini stessi:

  • periodicamente si svolgono numerose campagne ambientali per sviluppare una corretta raccolta differenziata da parte dei singoli Comuni, Regioni e Stati;
  • ogni città al suo interno ha organizzato incontri in cui vengono spiegate le diverse fasi di raccolta dei rifiuti;
  • si sono definite regole precise per mantenere pulite le città;
  • di tanto in tanto ogni regione predispone seminari o incontri a tema su come incentivare l’uomo a rendere sempre più vivibile l’ambiente in cui abita;
  • molte scuole hanno sviluppato ricerche e sondaggi, tramite esperti del settore, per sensibilizzare i giovani e gli adulti a far fronte a questa urgenza di “pulizia” all’interno degli ambienti in cui si vive;
  • si organizzano, inoltre, convegni internazionali sulla sostenibilità ambientale e su eventuali nuove tecniche di intervento.

In generale, dalle scuole, alle diverse associazioni e al governo si è trattato l’argomento sulla sostenibilità, ponendo questi obiettivi come primari e improrogabili per “risistemare” il nostro pianeta.

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Editoriali

Aggressione omofoba a Roma: chi ha più prudenza l’adoperi!

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Mercoledì due ragazzi, per un bacio, sono stati aggrediti da un gruppo di egiziani al grido: “Questa è casa nostra e voi froci qua non dovete stare” rischiando davvero grosso.


Per fortuna, invece di reagire, hanno chiesto l’intervento delle forze dell’Ordine che, prontamente, sono intervenute mettendo in salvo i due ragazzi. In queste situazioni “Ci vuole prudenza!”

È un pensiero che la mia generazione ha recepito troppe volte in malo modo e, di contro, le generazioni attuali non sanno neanche da dove provenga.

E se alla mia età arrivo a scrivere di questo è perché il clima che si respira in ogni parte del mondo predica proprio la prudenza. Assistiamo, troppe volte, a situazioni in cui le aggressioni, le violenze, i soprusi colpiscono e fanno piangere proprio perché quella virtù molto predicata e poco praticata, la prudenza appunto, viene accantonata per imporre magari le nostre ragioni di fronte a soggetti che non hanno nulla da perdere pronti a tutto e senza scrupoli.

E non mi si venga a dire “ci rivuole il manganello” perché violenza chiama violenza, aggressione chiama aggressione, sopruso chiama sopruso.

Non so “offrire” una ricetta perché i tanti “Soloni”, esperti in materia, sono decenni che “toppano”, sbagliano, predicando il “dente per dente”.

Occorre “certezza di pena” e “controllo del territorio”. E se a tutto ciò aggiungiamo un “cultura woke” che, a mio avviso, vuole imporre a colpi di “politicamente corretto” scelte sulla vita di ognuno ci ritroveremo davvero a riconsiderare vero ed attuale il pensiero di Thomas Hobbes “Homo hominis lupus”, l’uomo è lupo agli uomini.

Perché l’integrazione non si impone per legge come anche l’inclusione.
Sono processi che passano attraverso l’accettazione di entrambe le parti in modo paritetico e rispettoso ognuno dell’altro.

Quindi, “prudenza” perché, come diceva Henry de Montherlant: Bisogna fare cose folli, ma farle con il massimo di prudenza”.

l’immagine rappresenta l’allegoria della Prudenza

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Editoriali

L’illusione della superiorità e l’incoscienza di chi crede di avere una coscienza superiore: Beata ignoranza!

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Nell’era dell’informazione e dell’autorealizzazione, sempre più individui si convincono di possedere una coscienza superiore, una sorta di illuminazione intellettuale e morale che li pone al di sopra della massa. Questa percezione, spesso priva di una reale base di merito, non solo è pericolosa, ma anche profondamente ingannevole. L’illusione della superiorità può infatti condurre a un’autocelebrazione sterile e alla svalutazione di tutto ciò che non rientra nella propria visione del mondo.

L’autocompiacimento dell’ignoranza

Uno dei fenomeni più diffusi è l’autocompiacimento dell’ignoranza. Alcuni individui, forti di una conoscenza superficiale acquisita attraverso fonti discutibili o parziali, si autoconvincono di avere una comprensione profonda e completa delle cose. Questo atteggiamento li porta a rifiutare qualsiasi opinione contraria, chiudendosi in una bolla di autoconferma. Il paradosso è che più limitata è la loro comprensione, più ferma è la loro convinzione di essere superiori.

La mediocrità travestita da eccellenza

Chi si illude di avere una coscienza superiore spesso ignora la necessità di un’autoanalisi critica e di un continuo miglioramento. Questa mancanza di umiltà e di riconoscimento dei propri limiti porta a una stagnazione intellettuale e morale. La mediocrità, in questo contesto, si traveste da eccellenza, mascherata da un velo di arroganza e presunzione. La vera eccellenza richiede infatti la capacità di riconoscere i propri errori e di apprendere continuamente dall’esperienza e dagli altri.

Il confronto con la realtà

Per smascherare l’illusione di una coscienza superiore, è essenziale confrontarsi con la realtà in modo aperto e onesto. Questo implica ascoltare opinioni diverse, accettare critiche costruttive e riconoscere l’importanza della competenza e dell’esperienza. Solo attraverso questo confronto si può sviluppare una vera comprensione e una consapevolezza autentica.

L’importanza dell’umiltà

L’umiltà è la chiave per evitare la trappola dell’illusione di superiorità. Riconoscere che la propria conoscenza è limitata e che c’è sempre spazio per migliorare è il primo passo verso una crescita autentica. L’umiltà permette di apprendere dagli altri e di riconoscere il valore della diversità di pensiero e di esperienza. Solo con questa attitudine si può sviluppare una coscienza realmente superiore, basata non sulla presunzione, ma sulla consapevolezza e sulla continua ricerca del miglioramento.

L’illusione di una coscienza superiore è un inganno pericoloso che porta all’arroganza e alla stagnazione. La vera superiorità non risiede nella convinzione di essere migliori degli altri, ma nella capacità di riconoscere i propri limiti, di apprendere continuamente e di confrontarsi con la realtà in modo aperto e umile. Solo attraverso questo percorso si può raggiungere una consapevolezza autentica e contribuire in modo significativo al proprio sviluppo e a quello della società.

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