REGGIO CALABRIA, 'NDRANGHETA: SEQUESTRATI 5 MILIONI DI EURO IN BENI AL CLAN LO GIUDICE

Redazione

Reggio Calabria – La cosca della 'Ndrangheta dei Lo Giudice è stata "spogliata" dei suoi beni per un valore di 5 milioni di euro.

La confisca è stata eseguita dagli uomini della Squadra mobile di Reggio Calabria a conclusione di un'indagine, coordinata dalla locale Procura distrettuale antimafia.

I beni confiscati riguardano immobili, società e ditte individuali, tutte con sede a Reggio Calabria, che i Lo Giudice avevano attribuito a prestanome al fine di eludere le disposizioni in materia di misure di prevenzione patrimoniali.

Proprietari effettivi dei beni erano Domenico e Giovanni Lo Giudice, fratelli del capo della cosca Antonino, ex collaboratore di giustizia, arrestato il 15 novembre scorso dalla Squadra mobile di Reggio Calabria dopo cinque mesi di latitanza.




STAMINA, MINACCE DI MORTE A LORENZIN: "LA SPERIMENTAZIONE DEVE RISPETTARE DEI PARAMETRI, COL NUOVO COMITATO STAREMO A VEDERE"

Redazione

Una Lorenzin che con le sue parole infrange ancora una volta le speranze dei malati sebbene riesca a lasciare quello spiraglio di luce che potrebbe ribaltare l'intera situazione. La ministra, intervenuta alla trasmissione Cofee Break, su La7,  precisa che le persone già in trattamento con il metodo Stamina negli Spedali Civili di Brescia "già per legge possono continuare con il trattamento". Quindi per loro non ci sarà alcuna interruzione. Tuttavia, ha tenuto a precisare, "la sperimentazione del metodo è cosa ben diversa e deve rispettare dei parametri". La Lorenzin lascia aperto uno spiraglio: "Rifacciamo il comitato scientifico e vediamo l’evolversi". E su questo punto precisa di aver "già attivato i maggiori istituti negli Stati Uniti e in Europa per avere curricula di scienziati autorevoli disponibili a far parte del comitato". Nessuna chiusura a priori dunque. Quanto all’ordinanza di ieri del Tar del Lazio, che ha bocciato il comitato scientifico e il parere contrario alla sperimentazione del metodo, il ministro ha sottolineato che il Tar "poteva nominare periti di parte per un nuovo comitato, ma non lo ha fatto". Poi, sottolineando di "non voler entrare nel merito della sentenza", la Lorenzin ha ribadito che la sua volontà è quella di dare risposte alle famiglie: "Non si possono aspettare mesi perché ci sono persone che per le loro gravi patologie sono condannate a morte". Tuttavia, ha aggiunto, "è difficile trovare nel mondo scientifico uno scienziato autorevole che non abbia espresso opinioni". E poi ecco che si fa largo una dichiarazione inquietante a dir poco: Lorenzin fa sapere di aver ricevuto anche minacce di morte. "La vicenda stamina – ha concluso – mi sta coinvolgendo tantissimo e mi sforzo di avere un atteggiamento terzo, perché sono il ministro della Salute". L'ultima parola passa ora agli scienziati.

LEGGI ANCHE:
04/12/2013 STAMINA, IL TAR LAZIO ACCETTA IL RICORSO DI VANNONI
03/12/2013 CASO STAMINA, VERITA' SOTTACIUTE
25/11/2013 STAMINA: POPOLO CONTRO ISTITUZIONI

11/11/2013 STAMINA: APERTO IL VASO DI PANDORA

25/10/2013 CASO STAMINA – GIU’ LA MASCHERA

10/10/2013 STAMINA: UN GIALLO DALLA TINTA FORTE

22/09/2013 CASO STAMINA: SOFIA, CI DISPIACE!

15/09/2013 ROMA, CASO STAMINA: SEGNALI DALLA UE

08/09/2013 ROMA, CASO STAMINA: BATTAGLIA UNIVERSALE

31/07/2013 ROMA, SIT MONTECITORIO PRO METODO VANNONI: PER AGGRAPPARSI ALLA VITA CI VUOLE L'AIUTO DI TUTTE LE ISTITUZIONI




PIEMONTE, REGIONE: RIMBORSI FACILI E SPESE VERGOGNOSE

Alberto De Marchis

Piemonte – Dopo lo scandalo della Regione Lombardia, Dopo l’emilia Romagna in coda c’è il Piemonte con i rimborsi facili dell’incorruttibile Roberto Cota appartenente all’incorruttibile Lega che ha sempre gridato allo slogan “Roma ladrona, la Lega non perdona”. Le spese dei consiglieri regionali piemontesi sono vergognose. L'ultima riguarda proprio lui il presidente Cota, che secondo Repubblica nel 2011 ha speso l'equivalente di 40 euro per comprare, mentre era in missione a Boston, un paio di boxer in tinta-Lega nello store "Vineyard Vines".rimo. Nel suo primo interrogatorio, Cota aveva già parlato del viaggio a Boston, spiegando però di aver "frequentato un corso intensivo d'inglese, e ho pagato tutto io: viaggio e permanenza. Pur essendo un'attività necessaria alla mia formazione politica. Nella giornata di sabato sono andato a visitare il Mit, contattando alcune persone che lavorano lì: potrebbe esserci una spesa relativa a un pasto con loro". E infatti, riferisce Repubblica, lo scontrino c'è: 10 euro. Ma c'è anche quello per l'acquisto delle mutande. Il quotidiano riporta poi di altre spese per le quali il governatore ha chiesto il rimborso, come 2,30 euro al bar dello stabilimento balneare Blue Bay Arcadia di Serra Spotorno, l'acquisto di pacchetti di sigarette, e spazzolino, dentifricio e deodorante comprati all'aeroporto di Fiumicino. Chi mangia sulle spalle degli altri è un vergognoso parassita. Chi non conosce il lavoro e non si guadagna il pane quotidiano con il sudore della propria fronte è buono soltanto a sperperare. Perché non andiamo a spulciare nei conti dei rimborsi facili di coloro che si fanno paladini del popolo?




CAMPANIA, DECRETO TERRA DEI FUOCHI: I SINDACI DI AFRAGOLA, CAIVANO E CASALNUOVO, "IL CONTROLLO DEL TERRITORIO RESTA UN NODO DA SCIOGLIERE"

Il Sindaco di Acerra, Raffaele Lettieri, Sindaco di Afragola, Domenico Tuccillo, Sindaco di Caivano, Antonio Falco, Sindaco di Casalnuovo, Antonio Peluso

I sindaci di Acerra, Afragola, Caivano e Casalnuovo intervengono con una dichiarazione congiunta sul decreto legge del governo sulla Terra dei fuochi: «Va bene il decreto del governo, va bene l’inasprimento delle pene e i fondi per le bonifiche, ma il controllo del territorio resta un nodo insoluto. Per scongiurare il rischio di nuovi sversamenti di rifiuti tossici nelle campagne l’impiego dell’esercito rappresenta una risposta emergenziale e certamente limitata nel tempo. Una soluzione definitiva non può prescindere da un impegno finanziario del governo che consenta ai comuni, specie quelli organizzati in associazione, di predisporre e di consentire un controllo h24 del territorio e quindi turni di lavoro della polizia locale che vadano oltre l’orario ordinario. Risorse che vengano utilizzate in deroga alla normativa del patto di stabilità e che non vengano computate nei limiti della spesa del personale».
Già lo scorso ottobre i sindaci Raffaele Lettieri, Domenico Tuccillo, Antonio Falco e Antonio Peluso avevano avviato,grazie a un Tavolo congiunto, un'azione di coordinamento per fronteggiare gli incendi della Terra dei fuochi. L'incontro, che ha rappresentato una svolta nella metodologia messa in campo dai quattro comuni nell'affrontare l'emergenza rifiuti tossici, aveva definito linee guida specifiche per i rispettivi comandi della Polizia Locale con l'obbiettivo di assicurare un'azione più efficiente ed efficace nella vigilanza e nella repressione del fenomeno criminoso degli incendi nocivi, con particolare riguardo alle aree periferiche e ai confini comunali. Un chiaro segnale di tolleranza zero a tutela della salute dei cittadini.

LEGGI ANCHE:

03/12/2013 CAMPANIA, TERRA DEI FUOCHI: PENE SEVERE PER CHI COMMETTE REATI AMBIENTALI

 




ROMA, CRISI: MAIALI IN PARLAMENTO. GLI ALLEVATORI, "ADOTTATELI"

Redazione


Per la prima volta migliaia di allevatori provenienti da tutte le regioni hanno portato i propri maiali davanti al Parlamento per chiedere alle Istituzioni di “adottarli” per salvare le stalle italiane, dopo che solo nell’ultimo anno sono scomparsi dal territorio nazionale 615mila maiali “sfrattati” dalle importazioni dall’estero per realizzare falsi salumi italiani di bassa qualità. L’iniziativa è della Coldiretti nell’ambito della mobilitazione “La battaglia di Natale: scegli l’Italia” mentre continua il presidio alla frontiera del Brennero di allevatori e agricoltori per combattere le imitazioni che fanno concorrenza sleale ai nostri produttori in vista delle festività di Natale dalle quali dipende la sopravvivenza di migliaia di stalle e aziende agricole e dei posti di lavoro. A sostenere gli allevatori guidati dal presidente della Coldiretti Roberto Moncalvo ci sono centinaia di Sindaci con i loro gonfaloni, parlamentari, rappresentanti delle associazioni dei consumatori e della società civile e moltissimi cittadini.

Al centro della piazza davanti Montecitorio un grande libro per raccogliere le domande di “adozione” dei maiali di cittadini e rappresentanti delle istituzioni che vogliono salvare il vero prosciutto italiano, assunto a simbolo della protesta. Ma insieme ai maiali gli agricoltori hanno portato anche il “bottino” dei presidi alle frontiere dalle quali arrivano in Italia miliardi di litri di latte, cagliate e polveri, ma anche milioni di cosce di maiale, conserve di pomodoro, concentrati di frutta e altri prodotti come formaggi, prosciutti, sughi, succhi di frutta che diventano magicamente italiani perché manca l’obbligo di indicare in etichetta la provenienza della materia prima impiegata.

Sul palco allestito vicino ad un piccola stalla dove razzolano comodamente i maiali di fronte a Montecitorio ci sono infatti bidoni di concentrato di pomodoro cinese, sacchi di polvere di latte del Nord Europa, cagliate industriali straniere per produrre mozzarella “senza latte” in Italia e cosce di maiale dalla Germania arrivate sul territorio nazionale per diventare prosciutti. Nei cartelli e sugli striscioni si legge “615mila maiali in meno in Italia grazie alle importazioni gli antibiotici dalla Germania”, “1 mozzarella su 4 è senza latte”, “Il falso prosciutto italiano ha fatto perdere il 10% dei posti di lavoro”, “Basta inganni scegli l’Italia”, “Subito l’etichetta per succhi di frutta, salumi, formaggi e mozzarelle”, “Il falso Made in Italy uccide l’Italia”, “Fuori i nomi di chi fa i formaggi con caseine e cagliate”.

Dalla stalla al salumiere – spiega la Coldiretti – trovano occupazione 105mila persone tra allevamento, trasformazione, trasporto e distribuzione, ora in pericolo. Insieme alle stalle e agli allevatori, a rischio di estinzione c’è una buona parte del patrimonio enogastronomico nazionale con i prelibati prodotti della norcineria nazionale dal culatello di Zibello alla coppa piacentina, dal prosciutto di San Daniele a quello di Parma, la cui produzione è calata del 10 per cento dall’inizio della crisi nel 2008. La chiusura forzata degli allevamenti è stata provocata dall’impossibilità di coprire i costi di produzione per i bassi prezzi provocati dalle importazioni dall’estero di carne di scarsa qualità per ottenere prosciutti da “spacciare” come Made in Italy per la mancanza dell'obbligo di indicare in modo chiaro in etichetta la provenienza.

“In Italia due prosciutti su tre oggi provengono da maiali allevati in Olanda, Danimarca, Francia, Germania e Spagna senza che questo venga evidenziato chiaramente in etichetta”, ha denunciato il presidente della Coldiretti Roberto Moncalvo nel sottolineare che si tratta di “un inganno per i consumatori e un danno per gli allevatori italiani impegnati a rispettare rigidi disciplinari di produzione per realizzare carne di altissima qualità che non ha nulla a che fare con quella importata dove per l’alimentazione dei maiali si usano spesso sottoprodotti”.

Sul mercato – sostiene la Coldiretti – è facile acquistare prosciutti contrassegnati dal tricolore, con nomi accattivanti come prosciutto nostrano o di montagna, che in realtà non hanno nulla a che fare con la realtà produttiva nazionale. Una situazione favorita dall’inerzia dell’Unione Europea che, nonostante gli allarmi sanitari, non intende ancora estendere con un regolamento l’obbligo di indicare in etichetta la provenienza della carne di maiale impiegata nei salumi, al pari di quanto è stato fatto con quella bovina dopo l’emergenza mucca pazza. Gli allevatori della Coldiretti mettono sotto accusa anche gli insostenibili squilibri nella distribuzione del valore dalla stalla alla tavola: per ogni 100 euro spesi dai cittadini in salumi ben 48 euro restano in tasca alla distribuzione commerciale, 22,5 al trasformatore industriale, 11 al macellatore e solo 18,5 euro all'allevatore. In altre parole – spiega la Coldiretti – mentre in media all'allevatore i maiali allevati sono pagati circa 1,4 euro al chilo, il consumatore spende oltre 23 euro al chilo per il prosciutto Dop.

Una forbice troppo larga che danneggia cittadini e allevatori italiani costretti a chiudere le stalle. In Italia nel 2013 sono allevati – conclude la Coldiretti – meno di 8,7 milioni di maiali (erano 9,3 milioni nel 2012) destinati per il 70 per cento alla produzione dei 36 salumi che hanno ottenuto dall'Unione Europea il riconoscimento di denominazione di origine (Dop/Igp). Il settore della produzione di salumi e carne di maiale in Italia, dalla stalla alla distribuzione, vale 20 miliardi.
 




CRISI: MAIALI IN PARLAMENTO, GLI ALLEVATORI: “ADOTTATELI!”

Redazione

 Per la prima volta migliaia di allevatori provenienti da tutte le regioni hanno portato i propri maiali davanti al Parlamento per chiedere alle Istituzioni di “adottarli” per salvare le stalle italiane, dopo che solo nell’ultimo anno sono scomparsi dal territorio nazionale 615mila maiali “sfrattati” dalle importazioni dall’estero per realizzare falsi salumi italiani di bassa qualità. L’iniziativa è della Coldiretti nell’ambito della mobilitazione “La battaglia di Natale: scegli l’Italia” mentre continua il presidio alla frontiera del Brennero di allevatori e agricoltori per combattere le imitazioni che fanno concorrenza sleale ai nostri produttori in vista delle festività di Natale dalle quali dipende la sopravvivenza di migliaia di stalle e aziende agricole e dei posti di lavoro. A sostenere gli allevatori guidati dal presidente della Coldiretti Roberto Moncalvo ci sono centinaia di Sindaci con i loro gonfaloni, parlamentari, rappresentanti delle associazioni dei consumatori e della società civile e moltissimi cittadini.
 
Al centro della piazza davanti Montecitorio un grande libro per raccogliere le domande di “adozione” dei maiali di cittadini e rappresentanti delle istituzioni che vogliono salvare il vero prosciutto italiano, assunto a simbolo della protesta. Ma insieme ai maiali gli agricoltori hanno portato anche il “bottino” dei presidi alle frontiere dalle quali arrivano in Italia miliardi di litri di latte, cagliate e polveri, ma anche milioni di cosce di maiale, conserve di pomodoro, concentrati di frutta e altri prodotti come formaggi, prosciutti, sughi, succhi di frutta che diventano magicamente italiani perché manca l’obbligo di indicare in etichetta la provenienza della materia prima impiegata.
 
Sul palco allestito vicino ad un piccola stalla dove razzolano comodamente i maiali di fronte a Montecitorio ci sono infatti bidoni di concentrato di pomodoro cinese, sacchi di polvere di latte del Nord Europa, cagliate industriali straniere per produrre mozzarella “senza latte” in Italia e cosce di maiale dalla Germania arrivate sul territorio nazionale per diventare prosciutti. Nei cartelli e sugli striscioni si legge “615mila maiali in meno in Italia grazie alle importazioni gli antibiotici dalla Germania”, “1 mozzarella su 4 è senza latte”, “Il falso prosciutto italiano ha fatto perdere il 10% dei posti di lavoro”, “Basta inganni scegli l’Italia”, “Subito l’etichetta per succhi di frutta, salumi, formaggi e mozzarelle”, “Il falso Made in Italy uccide l’Italia”, “Fuori i nomi di chi fa i formaggi con caseine e cagliate”.
 
Dalla stalla al salumiere – spiega la Coldiretti – trovano occupazione 105mila persone tra allevamento, trasformazione, trasporto e distribuzione, ora in pericolo. Insieme alle stalle e agli allevatori, a rischio di estinzione c’è una buona parte del patrimonio enogastronomico nazionale con i prelibati prodotti della norcineria nazionale dal culatello di Zibello alla coppa piacentina, dal prosciutto di San Daniele a quello di Parma, la cui produzione è calata del 10 per cento dall’inizio della crisi nel 2008. La chiusura forzata degli allevamenti è stata provocata dall’impossibilità di coprire i costi di produzione per i bassi prezzi provocati dalle importazioni dall’estero di carne di scarsa qualità per ottenere prosciutti da “spacciare” come Made in Italy per la mancanza dell'obbligo di indicare in modo chiaro in etichetta la provenienza.
 
“In Italia due prosciutti su tre oggi provengono da maiali allevati in Olanda, Danimarca, Francia, Germania e Spagna senza che questo venga evidenziato chiaramente in etichetta”, ha denunciato il presidente della Coldiretti Roberto Moncalvo nel sottolineare che si tratta di “un inganno per i consumatori e un danno per gli allevatori italiani impegnati a rispettare rigidi disciplinari di produzione per realizzare carne di altissima qualità che non ha nulla a che fare con quella importata dove per l’alimentazione dei maiali si usano spesso sottoprodotti”.
 
Sul mercato – sostiene la Coldiretti – è facile acquistare prosciutti contrassegnati dal tricolore, con nomi accattivanti come prosciutto nostrano o di montagna, che in realtà non hanno nulla a che fare con la realtà produttiva nazionale. Una situazione favorita dall’inerzia dell’Unione Europea che, nonostante gli allarmi sanitari, non intende ancora estendere con un regolamento l’obbligo di indicare in etichetta la provenienza della carne di maiale impiegata nei salumi, al pari di quanto è stato fatto con quella bovina dopo l’emergenza mucca pazza. Gli allevatori della Coldiretti mettono sotto accusa anche gli insostenibili squilibri nella distribuzione del valore dalla stalla alla tavola: per ogni 100 euro spesi dai cittadini in salumi ben 48 euro restano in tasca alla distribuzione commerciale, 22,5 al trasformatore industriale, 11 al macellatore e solo 18,5 euro all'allevatore. In altre parole – spiega la Coldiretti – mentre in media all'allevatore i maiali allevati sono pagati circa 1,4 euro al chilo, il consumatore spende oltre 23 euro al chilo per il prosciutto Dop.
 
Una forbice troppo larga che danneggia cittadini e allevatori italiani costretti a chiudere le stalle. In Italia nel 2013 sono allevati – conclude la Coldiretti – meno di 8,7 milioni di maiali (erano 9,3 milioni nel 2012) destinati per il 70 per cento alla produzione dei 36 salumi che hanno ottenuto dall'Unione Europea il riconoscimento di denominazione di origine (Dop/Igp). Il settore della produzione di salumi e carne di maiale in Italia, dalla stalla alla distribuzione, vale 20 miliardi.
 




PRATO: RESIDENZE FALSE AI CINESI, IN MANETTE 8 PERSONE TRA CUI UN FUNZIONARIO DEL COMUNE

Redazione

Prato – Ancora Prato nell'occhio del ciclone, ormai sulla cronaca per incidenti e scandali anche e spesso sul quotidiano L'Osservatore d'Italia. Come ottenevano la residenza i cinesi? Andiamo a vedere cosa è successo. La guardia di finanza di Pratoha arrestato 8 persone (4 misure cautelari in carcere e 4 ai domiciliari) tra cui anche un dipendente del Comune di Prato addetto alle certificazioni di residenza. E' lui il pubblico ufficiale 'infedele' che avrebbe fornito i falsi certificati di residenza a cittadini cinesi in Italia illegalmente. Undici in tutto le persone raggiunte da misure cautelari. Il gruppo criminale italo-cinese sfruttava il canale offerto dal dipendente dell'anagrafe per gestire un flusso di falsi certificati di residenza rilasciati a cittadini cinesi da poco arrivati in Italia. Secondo gli investigatori, intermediari si rivolgevano al pubblico ufficiale 'infedele', che convogliava le pratiche e riusciva a ottenere illecitamente i certificati per poi consegnarli in cambio di soldi. Secondo quanto si apprende, l'associazione criminale era formata da 11 persone, mentre i cittadini cinesi che hanno sfruttato le conoscenze della banda per ottenere i certificati sono almeno 350. I dettagli dell'operazione saranno resi noti alle 11 in conferenza stampa in Procura a Prato, alla presenza del comandante della regione Toscana della Gdf generale Giuseppe Vicanolo, del procuratore capo di Prato Piero Tony e del sostituto procuratore Antonio Sangermano.




PRATO, SCHIAVI A 40 CENTESIMI A VESTITO: SORRIDETE ALLA VITA INTORNO A VOI

di Emanuel Galea

Prato – L’incendio scatenatosi domenica 1 dicembre alle  prime luci dell’alba, nel Macrolotto a Prato, nel capannone –fabbrica – dormitorio, dove la morte ha sorpreso nel sonno 7 dei tanti immigrati cinesi, è una triste notizia di una tragedia vergognosa ed infamante .

Quanto è accaduto poteva essere evitato perché ad istituzioni , sindacati ed associazioni che si fregiano di curare gli interessi degli immigrati,  il fenomeno in quei “lager” non può essergli stato ignoto.  Il dottor Aldo Milone, assessore alla Pulizia Municipale di Prato fa un quadro molto desolante dell’entità di quel fenomeno. Dice l’assessore che da 18 mesi, dal gennaio 2012 al giugno 2013 sono state controllate circa 400 imprese cinesi. Durante quei controlli avevano individuato 1.846 lavoratori irregolari. Di questi 1200 lavoravano in nero ed i restanti 600 risultavano clandestini. All’interno di quelle aziende si vive e si lavora in situazione di totale illegalità e assenza delle più elementari norme di sicurezza.

Ci raccontano che su 6500 imprese tessili, più del 50% sono condotte da imprese  e mano d’opera importata da Pechino. Mano d’opera gestita e sottoposta a turni disumani, orario da schiavi senza pause di riposo, senza permessi settimanali o tanto meno ferie e festività. Questi operai, chiusi in fabbrica-dormitorio con le loro famiglie, bambini e parenti,  vedono saltuariamente la luce del sole.

La luce della notte ha la stessa intensità  di quella del giorno .Il loro Sole e la loro Luna è quella lampadina che illumina appena il metro quadrato intorno alla  macchina da cucire a loro disposizione. Descrivere le condizioni disumane in cui vivono e vegetano queste intere nuclei famigliari, sfruttati fino all’inverosimile, fa gelare il sangue in vena. Dormono su materassi per terra oppure in  un loculo foderato di cartone. Per i propri bisogni notturni, ognuno tiene  un recipiente vicino a se. Igiene nella conservazione degli alimenti è un lusso che non possono permettere . Ammalarsi non è previsto e chi si permette di farlo è guardato malamente. Per il “cinese di Prato” il senso della vita consiste nel fabbricare vestiti per la moda, farne tanti nel minor tempo possibile perché è vietato  “dispiacere al capo”. In compenso per ogni vestito, il lavoratore cinese nella civilissima Europa guadagna la bella cifra di 40 , dicasi quaranta centesimi, esentasse, puliti, puliti in mano.

Durante un sopralluogo della Guardia di Finanza, un cronista al seguito notava che su un vestito pronto era stampato , in due lingue, italiano e inglese :”SORRIDETE ALLA VITA INTORNO A VOI” Ovvio, il vestito era destinato alla bella mostra per le vetrine delle varie boutique del centro.

Chi comprava quel vestito poteva permettersi anche di  sorridere, a differenza di chi lo aveva fabbricato. Domenica si è incendiato uno dei capannoni – fabbrica.  I capannoni – fabbrica a Prato esistono da anni e nonostante le tante commozioni rituali che si sentono in giro, queste fabbriche della vergogna continueranno ad esserci anche  domani. Come di consueto, a seguito di ogni tragedia segue la scenetta delle tre scimmie: Non so niente, non ho visto niente, non c’ero e se c’ero dormivo. Il Sindaco di Prato, Roberto Cenni, l’ha presente la situazione del suo territorio? Come ha fatto a non muoversi conoscendo l’inferno in cui si trattengono gli immigrati a Prato? Il ministro Kyenge, indomita sostenitrice  del diritto di cittadinanza agli extra comunitari, ora crede di cavarsela con la frase cliché “Grave violazione dei diritti umani”. No, signora Kyenge, la violazione dei diritti umani è andata avanti e sta andando avanti da molto ma molto tempo e lei non se n’era accorta? Anche gli emigrati cinesi sono extra comunitari, non solo quelli provenienti dall’Africa! Cosa intende dire, signora, "Il mio pensiero è per la tragedia di Prato”. E’ il momento delle dichiarazioni, e nessuno vuol mancare all’appello. Una dichiarazione non si nega a nessuno e così ognuno esprime il suo “sdegno”. Il presidente della Regione Rossi: "Sotto la soglia dei diritti" La Provincia: "niente resti come prima". "E' una tragedia immane. (Ambra Giorgi) –  Il Pd: "Basta con il lavoro nero".  "Questo incendio è un episodio gravissimo, una tragedia che non può e non deve ripetersi”.  Bergamini (FI): "Un'interrogazione al governo". "Sono profondamente addolorata per le vittime dell'incendio a Prato”  Il sottosegretario alle infrastrutture e trasporti Erasmo D'Angelis: "al limite dello schiavismo". Uil: "serve azione sul sommerso".

Leggere simili dichiarazioni, di uomini delle Istituzioni che fino a ieri hanno tutti fatto la parte delle “tre scimmiette”, provoca nei cittadini sdegno e fastidio. Sono dichiarazioni patetiche, discorsi di circostanza. Una lacrima, una protesta, una manifestazione , a seguire due/tre dibattiti in TV, qualche avviso di garanzia e poi una tavola rotonda . Ciak,  avanti il prossimo. Tutti sanno tutto, tutti sapevano tutto, tutti si sono ben guardarti dall’attivarsi a favore di quei lavoratori. Lo stato, la Regione, la Provincia, il Comune, qualche magistrato, l’Ispettorato del Lavoro, i sindacati, proprio i sindacati che dovrebbero avere nel loro dna la difesa dei lavoratori, le associazioni Onlus e altri che si vantano di difendere i diritti degli immigrati,  a tutti questi signori non viene di arrossire, di vergognarsi, di nascondersi? Sembra di no! Nella “democratica” Cina” non puoi aprire un azienda senza un socio cinese.

Quello che si verifica a Prato è incomprensibile in Mongolia.  Dove stanno i tromboni che per ogni sciocchezza si richiamano all’Europa? Sorridete alla vita intorno a voi!  Non è successo niente! E’ normale amministrazione! Avanti un altro! Chi è il prossimo?

LEGGI ANCHE:

01/12/2013 PRATO, INCENDIO: SALE IL BILANCIO DELLE VITTIME, 7 MORTI CARBONIZZATI E DUE FERITI

 




MILANO: ESCE DALLA METRO E MUORE

Redazione

Milano – Morire in metropolitana, forse per uno spavento dovuto ad un tentato borseggio. Urlava di toglierli le mani di dosso un pensionato di 65 anni poco prima di vederlo accasciarsi e morire nel tardo pomeriggio in un mezzanino della Metropolitana. E' accaduto oggi poco dopo le 18 nella stazione di De Angeli, una fermata semicentrale della Linea 1. Dopo i primi accertamenti della Polizia si è compreso che il 65enne, un italiano di cui non sono ancora state fornite le generalità, è stato avvicinato appena dopo che i due agenti erano scesi da un convoglio cominciando un giro di ispezione nel mezzanino. Sono stati proprio loro, infatti, a udire le urla dell'uomo e immediatamente sono corsi nella direzione da cui provenivano, pochi metri dopo i tornelli di uscita. Appena arrivati in cima alle scale che portano all'atrio hanno visto tre persone allontanarsi verso le uscite e si sono messi al loro inseguimento. Anche le immagini delle telecamere dell'Atm visionate finora mostrano il 65/enne che, sceso da un treno, sta salendo le scale per uscire quando improvvisamente comincia ad agitarsi. Gli agenti della polmetro si accorgono di qualcosa di strano e si precipitano verso l'uomo e poi dietro altre persone che stanno correndo. Quando i due agenti tornano indietro per chiedere a quel viaggiatore che era visibilmente agitato e inveiva che cosa fosse successo, l'uomo gli si è accasciato davanti cadendo e battendo la testa. E' morto senza riuscire a dire nulla, senza additare i colpevoli o cercare di raccontare cosa gli fosse successo.




PORCELLUM: SOLO UN RICORDO

Redazione

Non più sotto scacco del Porcellum che è stato abolito. La Consulta 'spazza' via il 'Porcellum': violano la Costituzione sia il premio di maggioranza previsto per Camera e Senato, sia l'esclusione del voto di preferenza. I 'giudici delle leggi', con un'accelerazione a sorpresa dopo i 'rumors' su un rinvio a gennaio, sono arrivati al loro verdetto il giorno dopo l'udienza pubblica dedicata alla legge Calderoli. Nessuno slittamento della decisione, e la camera di consiglio iniziata questa mattina alle 9,30, salvo una breve pausa per il pranzo, si e' conclusa quasi otto ore dopo con la sentenza. Prima il vaglio sull'ammissibilita' del ricorso, poi la 'bocciatura' di entrambe le norme su cui la Cassazione, nel maggio scorso, aveva sollevato questione di legittimita', ritenendole in contrasto con il principio di "uguaglianza del voto", dettato dall'articolo 48 della Costituzione, e con quello sulla "rappresentanza democratica" (art.1, secondo comma, e 67 Cost.). "E' una vittoria per tutti i cittadini italiani: siamo tornati ad essere cittadini e non dei sudditi", commenta l'avvocato Aldo Bozzi, primo firmatario del ricorso contro il 'Porcellum' da cui e' scaturita la questione di legittimita' accolta oggi dalla Consulta. Bisognera' ora attendere il deposito delle motivazioni, che avverra' "tra qualche settimana", dicono alla Corte, per capire le sorti del nostro sistema elettorale. Gli effetti della sentenza, infatti, decorrono a partire dalla pubblicazione delle motivazioni, che saranno scritte dal giudice Giuseppe Tesauro, relatore della causa. Resta pero' "fermo – si legge nella nota diramata da Palazzo della Consulta – che il Parlamento puo' sempre approvare nuove leggi elettorali, secondo le proprie scelte politiche, nel rispetto dei principi costituzionali". Se, pero', non arrivera' un intervento della politica, per molti sembra impossibile un ritorno al Mattarellum. "Non credo che si tornera' al Mattarellum – afferma il presidente emerito della Consulta, Cesare Mirabelli – adesso il Parlamento ha due opzioni: non fare niente e lasciare funzionare la legge elettorale cosi' com'e' o riscrivere ex novo la legge".

La sentenza della Corte Costituzionale "e' un raggio di sole nel gelo della democrazia italiana", ha dichiarato il leader di Sel, Nichi Vendola. Per il vicepremier Angelino Alfano si tratta di "una decisione ottima: a questo punto non ci sono piu' pretesti. Non c'e' piu' alibi per alcuno. Si deve procedere con urgenza a cambiare la legge elettorale". Ora "la si smetta di mettere freni di ogni tipo – e' l'appello del segretario del Pd, Guglielmo Epifani – e nel tempo piu' rapido possibile si arrivi a una nuova legge elettorale in grado di assicurare correttezza della rappresentanza e il principio di governabilita', in modo che siano i cittadini a scegliere".
 




STAMINA, IL TAR LAZIO ACCETTA IL RICORSO DI VANNONI

Cinzia Marchegiani

Atteso per ieri l’appuntamento al Tribunale Amministrativo del Lazio dove Davide Vannoni aveva presentato il ricorso contro la bocciatura della sperimentazione da parte del Ministro della Salute Beatrice Lorenzin che un decreto legge comunque aveva autorizzato e per chiarire una volta per tutte se quelle nomine dei membri del comitato scientifico fossero in linea al principio deontologico poiché già prima della loro investitura avevano esposto forti e pesanti dichiarazioni contro un metodo e una terapia pur non avendo consultato il protocollo della sperimentazione, non in secondo piano le forti perplessità sulla loro funzione esercitata in merito alla bocciatura della sperimentazione stessa, poiché i compiti specifici erano in merito alla fase di preparazione della sperimentazione stessa.
Il ricorso è stato accettato, il Tribunale Amministrativo del Lazio in questo modo ha ritenuto reali i quesiti presentati. A questo punto è un dovere sciogliere riserve e parecchi conflitti che sono alla base della mancata trasparenza che tutta questa storia si sta trascinando dietro. Storia inquietante e con troppe macchie, dove la salute e i diritti dei malati colpiti da malattie rare e degenerative hanno trovato solo muri invalicabili. E’ stata ipotecata non solo la loro qualità di vita, ma anche il tempo prezioso, una corsa impari che sta mietendo vittime, nella completa impotenza di chi si sente davvero abbandonato dal proprio Stato. In questa storia i veri eroi sono le persone che non si sono lasciati travolgere da un destino non solo manifesto, ma imposto con la cecità e quell’arroganza dettata da falsa etica, poiché il confronto scientifico non c’è mai stato, anzi è stato servito un atteggiamento di forte chiusura, dove le evidenze sono state bollate come illusione e mistificate. E’ stata evitato l’atteggiamento di chi si aspetta dalla scienza di capire, cercare…Molti si chiedono cosa occorre aspettarci da questo tipo di scienza, che non si mette in discussione ma ha cominciato ad allontanarsi da quella strada magnifica che è il dubbio… la perplessità, perché da lì nasce la curiosità che non può avere paletti e certezze assolute.
Il popolo Pro stamina è in festa, il TAR del Lazio di fatto ha sospeso il decreto di nomina della Commissione del Ministero della Salute, questo significa che il loro parere espresso per la bocciatura non ha valore, tutto da rifare con una nuova commissione più eterogenea possibile, con esperti pro e contro e anche stranieri.
Anche sul fronte Civico 117 A ieri una giornata importante.Dopo otto giorni dalla manifestazione che ha visto portare a Roma le esigenze e le richieste dei malati non avevano avuto più contatti, nonostante l’impegno del prefetto di comunicare entro la serata della manifestazione stessa notizie che avrebbe cercato dentro quel palazzo che come unica risposta ha saputo solo chiudere (non solo materialmente) le porte in faccia. Ieri hanno lanciato un ultimatum, poter conferire con il Presidente del Consiglio Letta o della Camera Boldrini. Il loro comunicato è visibile a tutti: “alle ore 17:30, dopo molte ore di attesa, siamo stati ricevuti dalla dott.ssa Elisa Grande, vice segretario generale della Presidenza del Consiglio, per esporre le perosnali istanze riguardo la possibile apertura di un tavolo di confronto fra istituzioni, medici e malati per la semplificazione all'accesso alle cure compassionevoli di cui al metodo stamina. Abbiamo avuto, la netta sensazione di essere stati ricevuti da una persona disponibile al dialogo e determinata a comprendere le nostre motivazioni. La dott.ssa Grande, di nome e di fatto, ci ha rassicurato di consegnare la nostra lettera direttamente nelle mani del premier Letta aggiungendo che lo farà con enfasi e riportandogli le nostre motivazioni da lei pienamente condivise. Nei prossimi giorni ci informerà sul perfezionamento di questa vicenda tanto assurda quanto per noi vitale. Sarete informarti tempestivamente sugli sviluppi di questo incontro.”
Una giornata indimenticabile per chi ha sempre sostenuto la tesi di questa immensa battaglia, sostenuta soprattutto dai familiari e dai malati stessi e da chi ha sentito il dovere nella propria coscienza di tutelare il diritto della verità, della dignità e dei diritti sacrosanti, ma soprattutto quello più importante, il diritto alla vita che nessuno può e deve negare..

Il tempo in questo caso galantuomo, ha restituito alla dignità degli uomini, che hanno amato e difeso cause legittime e sacrosante…la riconoscenza che i valori, l'etica e il rispetto sono sempre la guida per dimostrare ai nostri figli che sappiamo distinguere e lottare per un sogno chiamato patrimonio umanitario.

LEGGI ANCHE:

03/12/2013 CASO STAMINA, VERITA' SOTTACIUTE
01/12/2013 BRESCIA: FIACCOLATA PRO STAMINA
25/11/2013 STAMINA: POPOLO CONTRO ISTITUZIONI

11/11/2013 STAMINA: APERTO IL VASO DI PANDORA

25/10/2013 CASO STAMINA – GIU’ LA MASCHERA

10/10/2013 STAMINA: UN GIALLO DALLA TINTA FORTE

22/09/2013 CASO STAMINA: SOFIA, CI DISPIACE!

15/09/2013 ROMA, CASO STAMINA: SEGNALI DALLA UE

08/09/2013 ROMA, CASO STAMINA: BATTAGLIA UNIVERSALE

31/07/2013 ROMA, SIT MONTECITORIO PRO METODO VANNONI: PER AGGRAPPARSI ALLA VITA CI VUOLE L'AIUTO DI TUTTE LE ISTITUZIONI