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Economia e Finanza

LU-VE Group sbarca in Finlandia acquisendo la Fincoil dall’Alfa Laval

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LU-VE Group, una multinazionale del Varesotto quotata alla Borsa di Milano (MTA), terzo operatore mondiale nel settore degli scambiatori di calore ad aria, è stato selezionato da Mediobanca tra le otto imprese ‘più dinamiche’ capaci di raggiungere nel 2019 un incremento delle vendite pari almeno al 20% rispetto ai livelli sia del 2011 sia del 2018 e un’incidenza del risultato sul fatturato maggiore del 4%.

Iginio Liberali, presidente di LU-VE ed artefice di questo successo imprenditoriale forse non troppo noto, ha commentato: “Siamo orgogliosi di questo riconoscimento, che conferma la bontà della nostra strategia di crescita a lungo termine, fatta di diversificazione geografica e di prodotto, investimenti in R&D e acquisizioni mirate, ma senza mai dimenticare l’impegno per il nostro territorio e per la costruzione di un mondo sempre più sostenibile”.

Lo scorso anno (nell’ambito di una più vasta acquisizione fatta dalla svedese Alfa Laval) ha effettuato un importante investimento in Finlandia, acquisendo lo stabilimento, ora ribattezzato Fincoil LU-VE Oy, con sede a Vantaa.

Secondo l’indagine Mediobanca le aziende “dinamiche” individuate si caratterizzano anche per una elevata sostenibilità dimostrata nel periodo della pandemia anche grazie a iniziative sul territorio e non solo per i numeri.

LU-VE Group nasce oltre 35 anni fa, quando Liberali ebbe l’intuizione di rilevare un’azienda di alta qualità, ma allora in fallimento a causa di una gestione inadeguata, investendo la sua liquidazione dalla Ariston, dove lavorava come direttore generale, i suoi risparmi e risorse raccolte nel suo ambito di amici e parenti, mentre il restante 49% necessario all’operazione fu messo da società di venture capital. Sotto la sua guida, in 35 anni l’azienda è diventata uno dei primari costruttori mondiali nel settore degli scambiatori di calore, presenti in diversi segmenti di mercato, dalla refrigerazione (commerciale e industriale) al raffreddamento di processo per applicazioni industriali e “power generation”; dal condizionamento dell’aria (civile, industriale e di precisione) alle porte e sistemi di chiusura in vetro per banchi e vetrine refrigerate.

Il gruppo oggi è forte di oltre 3200collaboratori con l’83% della produzione esportata e un fatturato che alla fine del 2019 raggiungeva i 420,7 milioni di euro (pro-forma).

Parliamo di questo caso di successo con Fabio Liberali, responsabile della comunicazione del gruppo che, nonostante la sempre più marcata vocazione internazionale, è gestito da due famiglie: Iginio Liberali, fondatore e presidente, il ruolo di vice è ricoperto da Pierluigi Faggioli, Matteo Liberali nel ruolo di amministratore delegato e Michele Faggioli come responsabile operativo.

Partiamo dalla denominazione aziendale

LU-VE deriva da ‘Lucky Venture, riferibile al rischio ed all’avventura imprenditoriale intrapresa da mio padre, un nome che ha portato davvero a un’impresa fortunata! Ma questa crescita straordinaria è stata costruita su un basamento solido fatto di forti principi che il nostro stesso fondatore ha sempre trasferito in ogni sua attività e che si possono sintetizzare in due assunti: “Le aziende sono donne, uomini, e idee”: ovvero che per noi tutto deve partire dall’attenzione alle persone nel modo di fare impresa e “La materia grigia è la nostra materia prima”: senza le idee non esiste innovazione e senza innovazione un’azienda non può crescere. E le idee vengono dalle persone, per cui si torna al nostro assunto fondamentale che pone al centro le risorse umane.

Un’azienda famigliare ma quotata in Borsa

L’ingresso in borsa stimiamo che abbia accelerato di circa 10 anni il piano a lungo termine che avevamo disegnato, piano in cui erano previste acquisizioni e che hanno poi dato un impulso indispensabile per raggiungere la rilevanza internazionale che abbiamo oggi e che ci permette di definirci come una “multinazionale tascabile”. Dal 1986, da un fatturato di 10 milioni€ siamo cresciuti 42 volte, fino a 420 milioni, senza delocalizzazioni durante l’internazionalizzazione, avendo come regola quella di non portare via lavoro dall’Italia nei processi di eventuali acquisizioni, scelta che altri spesso non fanno, ma noi continuiamo a produrre in Italia…Ci piace definite i nostri lavoratori come ‘collaboratori’ e non come ‘dipendenti’…

Quali ricadute sta avendo la crisi pandemica sulle vostre attività produttive?

Durante quest’anno difficile del Covid, tuttora in corso, nella sfortuna siamo stati fortunati: per esempio, il nostro impianto di Tianmen in Cina, completato nel 2019, era nella zona occhio del ciclone (Provincia dell’Hubei non lontano da Wuhan) e chiudemmo a fine gennaio per riaprirlo il 12 marzo; il nostro stabilimento centrale qui in Lombardia invece è rimasto chiuso pochi giorni e tutti gli altri sono operativi, ed avendo compreso presto che il contagio non era cosa da prendere sottogamba, abbiamo creato qui in comitato di crisi coronavirus per prevedere e predisporre le misure atte ad affrontare la pandemia anche sulla base delle disposizioni governative che si succedevano. Il che ha permesso anche di proteggere i nostri collaboratori: tra i ca. 3200 di essi, i casi di contagio sono stati circa una quindicina e nessuno letale.

Come effetti economici, l’ultimo bilancio semestrale ha presentato un incremento di fatturato del +3,8% sulla semestrale2019, risentendo meno dell’impatto Covid, con qualche rallentamento su alcuni settori collegati, per esempio, le attività dirette al settore hotel, ristorazione e  catering. Abbiamo continuato a effettuare regolarmente i pagamenti ai nostri fornitori, specialmente ai piccoli, per non limitare loro l’ossigeno e mantenere viva la filiera, mentre abbiamo fatto anche assunzioni in questi ultimi mesi.

Quali i vostri mercati di riferimento principali?

La Germania è il nostro principale mercato di destinazione e siamo abbastanza eurocentrici come mercato; tra gli altri extra UE, citerei tra i mercati strategici la Cina, per il mercato asiatico, ed anche l’India, ove abbiamo acquisito negli ultimi anni una azienda che stiamo raddoppiando; e altro mercato strategico è in USA, Texas, ove si producono batterie e stiamo costruendo un altro stabilimento.

Avete un ruolo anche nelle forniture o nella produzione di indotto legata alla produzione dei vaccini anti Covid?

Per quanto riguarda il nostro coinvolgimento nella refrigerazione e gestione al freddo dei vaccini di cui si spera il prossimo arrivo, la logistica relativa al vaccino della Pfizer richiede un sistema che si potrebbe definire di ‘nicchia della nicchia’ mentre penso che le altre tipologie di vaccini necessiteranno dei soliti livelli di refrigerazione standard utilizzati per vaccini simili, sui -20° o -30°. Stiamo verificando con molti nostri clienti del settore farmaceutico quali necessità abbiano e come possiamo fornire assistenza sulla materia.

Quali sono, in sintesi, i vostri dati d’affari ed operativi?

Il gruppo ha una dotazione di oltre 3.200 collaboratori, di cui oltre 1.000 in Italia, per un fatturato di €420,7 milioni (pro-forma 2019), con l’83% della produzione esportata in 100 Paesi. Dispone di una superficie totale di circa 600mila mq, di cui oltre 210mila coperti, ivi inclusi i 3.235 destinati ai laboratori di Ricerca & Sviluppo (tra i più grandi del settore in Europa).Il gruppo ha una rete di società commerciali e uffici di rappresentanza in Australia, Austria, Cina, Emirati Arabi Uniti, Finlandia, Francia, Germania, India, Polonia, Regno Unito, Rep. Ceca, Russia, Spagna, Svezia, Thailandia e USA. Nel Sud non abbiamo impianti ma seguiamo molti clienti importanti che riforniamo dei nostri prodotti. Le politiche di innovazione che perseguiamo mirano a raggiungere una sempre maggiore efficienza nel pieno rispetto dei principi di salvaguardia dell’ambiente. I nostri prodotti, infatti, sono caratterizzati dalla riduzione dei consumi energetici e dell’impiego di liquido refrigerante, da bassi livelli di rumorosità, oltre che da un’elevata affidabilità nel tempo.

Come vi caratterizzate sul fronte dell’innovazione, della sicurezza sul lavoro e del territorio?

Sul fronte delle politiche per la sicurezza sul lavoro, la nostra multinazionale si è dimostrata una realtà all’avanguardia con il sistema dei “break formativi”, introdotti in azienda nel 2012 e recepiti nel 2018 dalla Commissione nazionale salute e sicurezza di Federmeccanica-Assistal, Fiom-Fim-Uilm come metodologia disponibile in tutta Italia per le imprese del comparto metalmeccanico. Questi intervalli formativi consistono in brevi momenti di formazione (15-30 minuti) svolti direttamente nei luoghi in cui si effettuano le lavorazioni industriali, all’interno dei reparti o presso le postazioni dei dipendenti. Dalla loro introduzione hanno permesso a LU-VE di ridurre notevolmente il numero e la gravità di incidenti sul lavoro.

Per quanto riguarda l’innovazione, le tecnologie LU-VE sono utilizzate per il condizionamento di edifici storici come il Teatro Bolshoi di Mosca e il Palazzo dell’Eliseo di Parigi, nonché per moderne strutture come la Fiera di Francoforte e il Bolshoi Ice Dome delle Olimpiadi di Sochi. I sistemi di condizionamento d’aria di precisione, progettati e realizzati da LU-VE, garantiscono inoltre il condizionamento delle sale operatorie in Italia e all’estero, di grandi data center e laboratori tecnologici, web farm e sale controllo quelle del nuovo Canale di Panama e dell’aeroporto internazionale King Abdulaziz, a Gedda in Arabia Saudita. La crescita del Gruppo lo ha portato a espandersi oltre i confini nazionali senza perdere di vista le sue radici: delle 16 unità produttive (in 9 diversi Paesi) che lo compongono, sono in Italia, Cina, Finlandia, India, Polonia, Rep. Ceca, Svezia, Russia e USA. Del gruppo fa parte anche una software house destinata all’ITC, allo sviluppo dei software di calcolo dei prodotti, alle attività on-line e all’IoT (Internet Of Things).

E ora avete un avamposto anche in Nord Europa

Siamo presenti in Scandinavia con AIA LU-VE dal 2011. Dalla nota multinazionale svedese Alfa Laval abbiamo acquisito, nel 2019, la branca operante nel nostro stesso settore, e quindi 3 impianti, uno in Italia, uno in India ed uno in Finlandia, per un investimento complessivo di ca. 51 milioni € ed un valore complessivo di 100 milioni di fatturato, oltre alla rete commerciale europea ed i marchi Fincoil ed Helpman; il marchio finlandese originale si chiamava Fincoil ed ora si chiama Fincoil LU-VE Oy con sede a Vantaa, rafforzando la nostra attività nel settore della power generation. Fincoil è specializzata nel campo della refrigerazione dei processi di produzione dell’energia e Wärtsilä è, per esempio, il nostro cliente più importante. In questa attività di acquisizioni, che è sempre complessa, siamo riusciti a non sacrificare le risorse umane esistenti perché il nostro è anche un approccio etico legato all’assunto di cui parlato sopra. Mio padre si definisce un ‘imprenditore olivettiano’ e una grande attenzione, durante la crescita dal 1986 ad oggi, è sempre indirizzata all’elemento umano sia esso in Italia o all’estero.

Segnaliamo, in conclusione, che il fatturato Fincoil è ammontato nel 2019 a circa 35 milioni di euro per un utile netto di circa 1,3 milioni.

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Economia e Finanza

Conti pubblici, i temi caldi dell’autunno

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L’avvio di una procedura Ue nei confronti dell’Italia apre le porte alla trattativa sull’asse Roma-Bruxelles in vista della manovra d’autunno. Cruciale non solo l’impegno per la correzione dei conti ma anche la spinta della crescita condizionata all’attuazione del Pnrr da circa 191 miliardi di euro.

Le raccomandazioni della Commissione europea erano attese al ministero dell’Economia, reo lo sforamento del deficit nel 2023 lievitato al 7,4% del pil sotto il peso delle spese post-Covid e della mina del superbonus; stessa sorte per altri sette Paesi membri, tra i quali la Francia. Nessun ritorno all’austerity però, “perché sarebbe un terribile errore”, ha chiarito nei giorni scorsi il commissario Ue agli affari economici Paolo Gentiloni.

In base alle attenuanti previste dal Patto di Stabilità riformato Roma dovrebbe tagliare il disavanzo dello 0,5-0,6% del pil (circa 10-12 miliardi) ogni anno per sette anni, quindi fino al 2031 incluso, attraverso una strategia credile monitorata da Bruxelles anche sul fronte della spesa pubblica. La proposta di procedura approderà al tavolo del Consiglio Ecofin di luglio per il via libera. Dopodiché il Mef dovrà presentare entro il 20 settembre il documento che ha preso il posto della vecchia Nadef, il Piano strutturale di bilancio di medio termine (Psb) con le stime programmatiche su crescita, deficit e debito e da cui si evincerà l’entità dell’aggiustamento del 2025.

La correzione impone al governo di trovare coperture equivalenti per finanziare le misure della nuova Finanziaria, visto che la leva del deficit sarà per sette anni off limits. E l’esecutivo ha in più sedi confermato la volontà di riconfermare il taglio del cuneo fiscale (quasi 11 mld) e l’accorpamento delle prime due aliquote Irpef (oltre 4 mld), per un totale di circa 15 miliardi. Se così non fosse salirebbero le tasse per un valore medio pari a 100 euro al mese nelle buste paga di 14 milioni di cittadini. Le coperture verrebbero reperite tra i risparmi dell’Assegno di inclusione (circa 3 mld), dal taglio dell’Ace (4 mld) e dalle risorse della lotta all’evasione e del concordato biennale.

Ma in scadenza ci sono altre misure per circa 5 mld complessivi: dagli stanziamenti per la nuova Sabatini e gli investimenti nelle Zes (1,9 mld) alla detassazione dei premi di produttività aziendali (833 mln), il taglio del canone Rai (430 mln) o l’anticipo pensionistico (260 mln), solo per citarne alcune.

Per rispettare gli impegni con l’Ue sarà cruciale la correzione dei conti ma anche l’andamento della crescita presente e futura, con il Pnrr a fare da traino con un impatto aggiuntivo stimato di 3 punti percentuali cumulativi fino al 2026 e di 9,6 punti in più fino al 2050, secondo l’Upb. Intanto questa mattina alle 11 è in programma la cabina di regia convocata dal ministro per le Politiche Ue Raffaele Fitto a Palazzo Chigi per fare il punto sull’attuazione dei 37 obiettivi che danno all’Italia il diritto di chiedere gli 8,5 miliardi della sesta rata, mentre si dovrebbe chiudere a stretto giro di posta l’esborso del quinto pagamento da 10,6 miliardi collegati ai 52 obiettivi del secondo semestre 2023.

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Castelli Romani

Bcc Colli Albani, assemblea dei soci: un impegno concreto per il futuro del territorio

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Presenti circa 1.500 persone al PalaCesaroni di Genzano

Nel suggestivo scenario del Palacesaroni di Genzano, si è svolta l’assemblea annuale della Banca di Credito Cooperativo (Bcc) Colli Albani, un evento che ha evidenziato il solido stato di salute finanziaria dell’istituto e il suo impegno verso la comunità locale.

Il focus principale dell’assemblea è stato il bilancio e la relazione del 2023, che hanno confermato l’ottima performance della Bcc Colli Albani nel corso dell’anno precedente. Grazie a una gestione oculata e prudente, la banca ha continuato a crescere in modo stabile e sostenibile, garantendo ai soci e ai clienti una solida base finanziaria.

Presente il deputato e sindaco di Lanuvio Andrea Volpi che si è complimentato pubblicamente: “Ciò che apprezziamo oggi – ha detto – è il frutto di un lavoro iniziato quasi 80 anni fa, un risultato maturato grazie al lavoro di uomini illuminati e da soci che nel tempo hanno visto ripagata la fiducia prestata. La fortuna di poter contare su una BCC locale risiede nella prossimità, risiede nell’umanità e nei valori che rappresenta, risiede nella capacità di sostenere e partecipare iniziative imprenditoriali.  La traccia di questo segno è ben evidente in tantissime azioni sul sociale, sulla sostenibilità, sullo sport, sulla cura degli spazi pubblici. Continueremo a lavorare in sinergia avendo ben in mente l’obiettivo primario della cura del bene comune e del sostegno ai nostri Comuni”.

Presenti anche il sindaco di Genzano Carlo Zoccolotti, il primo cittadino di Marino, Stefano Cecchi, il Vescovo di Albano Vincenzo Viva, il Direttore Generale Anbi (Associazione Nazionale Consorzi di Bonifica dott. Massimo Gargano.

Non è mancata la partecipazione delle Forze dell’Ordine. Polizia Locale, Carabinieri di Genzano, Albano e Nemi. Inoltre la Protezione Civile di Genzano ha prestato servizio per la sicurezza dei numerosi presenti unitamente al servizio di vigilanza privato incaricato dalla BCC Colli Albani.

Un aspetto particolarmente rilevante emerso durante l’assemblea è l’accentuato impegno della Bcc Colli Albani verso l’ambiente e il risparmio energetico. A tal fine, l’istituto ha annunciato la fondazione di una comunità energetica, un’iniziativa innovativa che mira a promuovere la sostenibilità ambientale e a favorire la transizione verso fonti energetiche rinnovabili nella comunità locale.

Inoltre, la Bcc Colli Albani ha evidenziato il suo ruolo sociale attraverso la Mutua Cam, fondata proprio dalla banca, che garantisce rimborsi spesa sanitaria ai soci e supporta una vasta gamma di servizi culturali, tra cui teatro, sport e turismo. Questa iniziativa dimostra l’impegno della banca nel promuovere il benessere e lo sviluppo della comunità locale, oltre a offrire vantaggi tangibili ai propri soci e clienti.

Il Presidente della Bcc Colli Albani, Maurizio Capogrossi, è stato elogiato durante l’assemblea per il suo esemplare impegno e la sua leadership nella gestione dell’istituto di credito. Capogrossi è considerato un esempio tangibile di vicinanza al territorio e di collaborazione con le amministrazioni locali, la Asl, le istituzioni militari, religiose e civili. La sua visione inclusiva e orientata alla comunità ha contribuito in modo significativo al successo e alla reputazione della Bcc Colli Albani nella regione.

L’assemblea della Bcc Colli Albani al Palacesaroni di Genzano ha confermato il ruolo cruciale dell’istituto di credito nella promozione dello sviluppo economico e sociale della comunità locale. Attraverso iniziative innovative, come la fondazione di una comunità energetica e la promozione di servizi culturali e sanitari, la Bcc Colli Albani continua a dimostrare il suo impegno verso il benessere e il progresso della sua comunità di riferimento.

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Economia e Finanza

Agricoltura, decreto fotovoltaico: sì ai pannelli solari sui terreni coltivati, ma solo se sollevati

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Sì ai pannelli solari sui terreni coltivati, ma solo se sollevati da terra, in modo da permettere l’attività agricola sotto.

Gli impianti potranno anche essere realizzati in cave e vicino ad autostrade. Sono fatti salvi anche i progetti previsti dal Pnrr e quelli che hanno già presentato l’istanza per la realizzazione. E’ questa la decisione presa dal Cdm sul punto più spinoso del Decreto di aiuti al settore agricolo che il ministro Francesco Lollobrigida ha portato oggi in Consiglio dei ministri. “C’è stata grande serenità – ha detto Lollobrigida al termine della riunione – col collega dell’Ambiente Pichetto su un norma del 2021.

Dopo quattro anni poniamo fine alla installazione selvaggia di fotovoltaico a terra, ovviamente con grande pragmatismo. Abbiamo scelto di limitare ai terreni produttivi questo divieto, quindi nelle cave e nelle aree interne ad impianti industriali si potrà continuare a produrre queste agroenergie. Il tutto a salvaguardia dei piani Pnrr che non intendiamo mettere in discussione in alcun modo”. L’obiettivo, ha poi aggiunto, è quello di non sottrarre all’agricoltura terreni di pregio. La bozza del provvedimento prevedeva di fatto un divieto per l’agrivoltaico, cioè il fotovoltaico sui terreni agricoli: “le zone classificate agricole dai vigenti piani urbanistici sono aree non idonee all’installazione degli impianti fotovoltaici con moduli collocati a terra”.

Un divieto chiesto da tempo a gran voce da Coldiretti. e sostenuto con convinzione dal ministro Francesco Lollobrigida. Sembra anzi che il titolare dell’Agricoltura considerasse lo stop come il punto più importante del suo decreto di aiuti. Il problema è che l’agrivoltaico è considerato invece strategico dal Ministero dell’Ambiente e della sicurezza energetica, per sviluppare le fonti rinnovabili in Italia. Il Mase a febbraio ha varato un decreto che stanzia 30 milioni all’anno per vent’anni per questo settore. L’obiettivo è di arrivare a oltre 1 Gigawatt di potenza installata già nel 2026. Quando la bozza ha cominciato a girare la scorsa settimana, il Ministero guidato da Gilberto Pichetto ha fatto subito sapere che il divieto dell’agrivoltaico “non era condiviso”. Il ministro non ha gradito la fuga in avanti del collega, che evidentemente aveva deciso sulla materia senza consultarlo, nonostante fosse anche di sua competenza. Dalla fine della scorsa settimana, è partita una trattativa fra i due ministeri per arrivare a un compromesso. Raggiunto in Cdm.

“Rafforziamo il ruolo del commissario per la siccità Nicola Dell’Acqua, che ha predisposto un piano straordinario e lo autorizziamo a svolgere gli interventi di urgenza per riuscire a efficientare il sistema idrico italiano”. Così il ministro dell’Agricoltura Francesco Lollobrigida, illustrando il decreto varato in Consiglio dei ministri, dove è stato audito il governatore della Sicilia Renato Schifani. Serve una “pianificazione per affrontare in termini infrastrutturali una criticità ormai ciclica – ha aggiunto -: la siccità non è un’emergenza, ogni cinque anni circa colpisce in modo devastante il nostro territorio, in questo caso la Sicilia ma è capitato ad altre regioni. Con il cambio climatico gli effetti rischiano di aumentare”.

Su proposta del ministro per la Protezione civile Nello Musumeci, il Governo ha deliberato lo stato di emergenza nazionale per 12 mesi, in relazione alla situazione di grave deficit idrico in atto nel territorio della Regione Siciliana. È stato anche deliberato un primo stanziamento di 20 milioni di euro per consentire alla Regione di far fronte all’attuazione degli immediati interventi.

“Diamo la possibilità di ampliare il ruolo di guardia venatoria alle associazioni legittimate allo svolgimento dell’antibracconaggio e del controllo dello svolgimento regolare di tutte le attività previste per legge”, dice il ministro Lollobrigida. “Questo – ha spiegato – ampia lo spettro delle associazioni che potranno avere, con una certificazione che deve essere data a coloro che svolgono questa funzione, il controllo in particolare dell’antibracconaggio, che è l’elemento sul quale auspichiamo si muovano le guardie che hanno questo tipo di configurazione”.

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